Erdogan uccide e ricatta: "Sosteneteci o vi mandiamo i rifugiati"

Il sultano non gradisce le reazioni sdegnose della comunità internazionale e torna a ricattare il mondo usando i disperati come arma

Erdogan

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globalist 15 ottobre 2019

Un criminale di guerra che tiene l'Europa e il mondo in pugno. Erdogan sta compiendo un genocidio, sta deliberatamente sterminando il popolo curdo e non vuole che nessuno gli metta i bastoni tra le ruote. Non solo militarmente, ma anche verbalmente: il sultano non gradisce le opinioni contrarie alle sue ed è abituato a sopprimere con il carcere le contestazioni in Turchia. Per il resto del mondo, si limita a ricattare: in un editoriale in cui giustifica l'invasione della Siria pubblicato sul Wall Street Journal, Erdogan torna a usare gli esseri umani come arma: "La comunità internazionale deve sostenere gli sforzi del nostro paese, o cominciare ad accettare i rifugiati dalla Siria". 


"La Turchia sta intervenendo dove altri hanno mancato di agire", è il titolo scelto dal leader di Ankara per il suo intervento sul quotidiano americano. "I flussi di rifugiati siriani, la violenza e l'instabilità ci hanno spinto ai limiti della nostra tolleranza", scrive Erdogan, che ricorda l'impegno del suo Paese nell'ospitare 3,6 milioni di rifugiati siriani e rivendica di aver speso "40 miliardi di dollari per offrire loro educazione, assistenza sanitaria e alloggio". Tuttavia, insiste, "senza supporto finanziario internazionale non possiamo impedire ai rifugiati di andare in Occidente". Erdogan spiega quindi di aver deciso l'offensiva in Siria dopo aver "concluso che la comunità internazionale non avrebbe compiuto i passi necessari" ad affrontare la situazione. "Ci assicureremo che nessun combattente dell'Isis lasci il nord-est della Siria". 


Intanto il Dipartimento del Tesoro Usa fa sapere che ci sono anche tre ministri in carica nel mirino delle sanzioni americane contro la Turchia per l'offensiva in Siria. Si tratta del ministro della Difesa, Hulusi Akar, del ministro dell'Interno, Suleyman Soylu, e del ministro dell'Energia, Fatih Donmez, oltre ai ministeri della Difesa e dell'Energia nel loro insieme.