I curdi costretti ad accettare l'aiuto di Assad, ma il sogno dell'autonomia si fa più lontano

Per tentare di respingere l'offensiva turca, i curdi sono costretti ad accettare l'aiuto di Damasco, che però li ha perseguitati per anni

Miliziane curde

Miliziane curde

globalist 14 ottobre 2019

Il rischio nell'accettare l'aiuto di Damasco è quello di ritrovarsi in debito con il regime che li ha oppressi per anni: i curdi lo sanno, ma sanno anche di non avere altra scelta. Di tutta la comunità internazionale, solo la Russia e il governo centrale della Siria hanno risposto alle loro richieste di aiuto contro l'invasione turca di Erdogan. Aiuto più simbolico che effettivo, ma comunque meglio di niente. 


"Sapevamo che il regime aspettava questo giorno. Ma non immaginavamo di ritrovarci senza altra scelta. Adesso - afferma Raperin, pseudonimo di un'attivista curda di Qamishli - tutto si complica. Ci sono i turchi e i loro mercenari pronti a sterminarci, le forze di Damasco che vogliono vendicarsi, l'Isis pronto a tornare forte. Cosa ne sarà del nostro sogno politico, sociale e culturale?".


Il problema infatti è tutto lì: ammesso e non concesso che le forze curde riescano a respingere le milizie turche (cosa estremamente improbabile se la comunità internazionale non interviene), Damasco rispetterà l'autonomia amministrativa e politica del Rojava? "Questo è tutto da vedere. Ora tornano i soldati, e con loro si rivedono i simboli del potere centrale che per decenni ci ha oppresso", afferma Evin, pseudonimo di un'altra attivista di Qamishli, impegnata da giorni a soccorrere le famiglie degli sfollati giunti dalle zone dell'offensiva turca. Evin era scesa in piazza nelle proteste popolari anti-governative del 2011 e del 2012. Ha poi preso parte alle varie forme di resistenza civile contro l'Isis nel nord-est. "La vittoria contro Daesh ci aveva dato speranza di poterci finalmente concentrare sul progetto di autonomia", aggiunge. "L'autonomia non ha mai significato separarci dalla Siria", aggiunge. "Siamo siriani. Ma voglio vivere liberi, nel rispetto della nostra comunità curda". 


L'offensiva militare turca e l'arrivo delle milizie arabo-siriane filo-Ankara ha però cambiato ogni prospettiva. "Le priorità sono cambiate di nuovo", afferma Berhem, pseudonimo di un militante politico curdo di Hasake. "Erdogan ci vuole tutti morti", ha detto in riferimento al presidente turco. "Gli americani ci hanno abbandonato. Solo il governo centrale (di Damasco) e la Russia hanno risposto alle nostre richieste di aiuto... e ora non abbiamo altra scelta".