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Gli europarlamentari grillini si spaccano su Gentiloni: c'è chi non vuole il presidente del Pd

Eurodeputati in rivolta contro Di Maio: il pacchetto europeo al Pd, con Affari Ue e Tesoro, per avere il premier.

Gentiloni
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globalist

6 Settembre 2019 - 08.20


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È bastato il lancio di agenzia che annunciava come primo atto del neonato governo giallorosso la sua nomina a Bruxelles, per scatenare un pezzo di M5S che non si riconosce in questa scelta. Come racconta Ilaria Lombardo su La Stampa: il gruppo parlamentare in Europa è in piena sommossa contro il proprio capo politico, Luigi Di Maio, e contro il premier Giuseppe Conte. Non vengono nominati, ma sono il bersaglio implicito dell’eurodeputato Piernicola Pedicini: «Siamo costretti ad assistere inermi alla consegna dell’Italia al Pd in Europa, alla consegna dell’Italia ai signori dell’austerità, ai signori dei meccanismi europei che hanno strangolato le nostre attività produttive, le nostre piccole e medie imprese, e il Sud». Segue Ignazio Corrao, in rotta con la leadership del Movimento: «Complimenti a chi ha negoziato le posizioni di governo per il Pd. Economia, Commissario Ue e Affari Ue e anche tutti i ministeri strategici per il sud (Agricoltura, Infrastrutture, Sanità, Sud). Dove noi prendiamo i voti». C’è del vero in quello che dice Corrao, perché il grillino conosce i contorni della trattativa che hanno permesso di mantenere Conte a Palazzo Chigi.

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Gentiloni è passato dall’essere uno dei più accaniti avversari dell’alleanza del Pd con il M5S – lui, presidente del partito, assieme al segretario Nicola Zingaretti – all’alfiere di punta di governo “demogrillino” in Ue. Ma anche per questo è l’autore di un piccolo saggio di politica italiana fatta di negoziati faticosi e oculato opportunismo per ottenere il maggiore risultato possibile dalla peggiore condizione di partenza.

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«Gentiloni in Ue è il primo grave errore del nuovo governo», dice il deputato M5S Andrea Colletti. È l’intero gruppo parlamentare romano, come a Bruxelles, a essere attraversato dai dubbi. Terminale dei malumori è Sergio Battelli, presidente della commissione Affari Ue, che se la cava in modo istituzionale: «Da lui ci aspettiamo moltissimo, per sanare gli squilibri che hanno penalizzato alcuni Paesi. Ci aspettiamo ovviamente regole purché certe, condivise ed eque».

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