Johnson premier, Corbyn verso la sfiducia: si apre una lunga settimana per la politica britannica

Domani i Tories annunceranno il risultato della sfida tra Boris Johnson e Jeremy Hunt.

Corbyn e Johnson

Corbyn e Johnson

globalist 22 luglio 2019

Tanti i cambiamenti attesi a partire da oggi e nei prossimi giorni, a cominciare dalla novità più importante di tutte: la successione alla guida del partito conservatore e quindi a Downing Street di Theresa May. La partita ufficialmente si chiude alle 17 di oggi, termine ultimo per il voto postale dei 160.000 iscritti Tory chiamati a scegliere tra Boris Johnson e Jeremy Hunt. La vittoria di Johnson sembra scontata, tanto che nel governo è già iniziato il fuggi fuggi da parte di chi non ha intenzione (o possibilità) di far parte del nuovo esecutivo.


Il super favorito, nella sua colonna settimanale sul Daily Telegraph, scrive già da premier. Invita il Paese a riscoprire attraverso la Brexit “il senso di una missione” e critica “i pessimisti” (con un velato riferimento all’oppositore interno Philip Hammond, cancelliere dello Scacchiere uscente anti-brexiteer) che non credono alla possibilità di un nuovo accordo di divorzio dall’Ue ‘depurato’ dal backstop sul confine irlandese. Traguardo che invece Boris giudica invece possibile, pur senza togliere dal tavolo l’alternativa del no deal.


Il sottosegretario agli Esteri britannico Alan Duncan, ha rassegnato le dimissioni perché non è disposto a prestare servizio sotto Johnson, nel caso in cui domani diventasse premier. Lo riferisce il Times. Nei giorni scorsi si erano dimessi, in maniera preventiva, il ministro della Giustizia, David Gauke, e quello delle Finanze, Philip Hammond, contrari a una Brexit senza accordo con i partner europei sostenuta invece dell’ex sindaco di Londra e grande favorito per la successione di Theresa May a Downing Street.


Il partito conservatore comunicherà il risultato ufficiale nella giornata di domani. Theresa May farà una dichiarazione mercoledì pomeriggio prima di lasciare ufficialmente Downing Street per recarsi dalla regina Elisabetta II a presentare le dimissioni. Il suo successore prenderà incarico subito dopo.


Se i Tory si preparano a entrare in una nuova era, anche in casa Labour c’è grande fermento. Come ricorda HuffPost Uk, oggi i membri del partito si incontrano per discutere di un possibile voto di sfiducia alla leadership di Corbyn. Molti autorevoli membri del partito, che già operano in modo semi-autonomo, hanno reagito con rabbia alla decisione della leadership di licenziare il ministro ombra per la Brexit, la baronessa Dianne Hayter, la scorsa settimana. Hayter, che resta vicecapogruppo del Labour alla Camera dei Lord, ha paragonato la leadership di Corbyn agli “ultimi giorni di Hitler” nel bunker della Cancelleria di Berlino, in mezzo alla crisi in corso all’interno del partito contro l’antisemitismo.


Il risultato della discussione sulla leadership di Corbyn sarà annunciato mercoledì – proprio quando le chiavi del n. 10 di Downing Street passeranno dalle mani di May a quelle del suo ex ministro degli Esteri Johnson. Il voto non costringerebbe Corbyn ad abbandonare la carica. Ma molti all’interno del Labour si aspettano una seconda sfida formale alla sua leadership e la mossa da parte dei pari sarà vista come la salva iniziale.


Mercoledì pomeriggio Corbyn dovrà fornire prove al Comitato per gli Affari interni della Camera dei Comuni sull’islamofobia. Sarà facile per lui sollevare le accuse che hanno colpito il partito conservatore. Ma sarà anche interessante vedere come proverà a cavarsela senza rispondere alle domande sull’antisemitismo nel partito laburista. Inoltre, Corbyn potrebbe decidere di rimescolare il suo governo ombra per scuotere la sua squadra in risposta al nuovo gabinetto di Johnson. E il Labour non ha ancora escluso di mettere in scena un voto di sfiducia al governo di Johnson non appena subentrerà.


Ma non è tutto. Perché sempre all’inizio di questa settimana i Lib Dem annunceranno il nome del loro nuovo leader, Jo Swinson o Ed Davey. Swinson è considerato il favorito ma il risultato potrebbe essere un testa a testa. Il partito, che sta godendo di un’impennata nei sondaggi mentre il Paese è sempre più polarizzato lungo le linee Leave/Remain, aveva pianificato di annunciare il successore di Vince Cable lo stesso giorno dei Tories. Ma poi ha deciso di spostare più avanti la comunicazione per evitare di finire nell’ombra. 
Con la Camera dei Comuni bloccata e le elezioni generali potenzialmente all’orizzonte, il nuovo leader dei Lib Dem potrebbe ancora una ritrovarsi kingmaker in un nuovo Parlamento. Tutto ciò mentre le lancette dell’orologio corrono, e alla deadline della Brexit mancano solo tre mesi.