Gay Pride a San Paolo: 3 milioni di persone contro l'omofobia di Bolsonaro

Manifestazione particolarmente sentita quest'anno anche grazie alla decisione della Corte Suprema di rendere l'omofobia un reato penale

Gay Pride a San Paolo

Gay Pride a San Paolo

globalist 24 giugno 2019
Il Gay Pride di San Paolo, in Brasile, ha attirato 3 milioni di persone e ovviamente è stata una manifestazione particolarmente sentita anche a causa delle critiche al presidente omofobo Jair Bolsonaro ma anche per la decisione recente della Corte Suprema di rendere l'omofobia un reato penale. 
Nella nuova fattispecie penale potrebbe tra l'altro essere inquadrato proprio il capo di Stato, a causa di commenti rivolti in pubblico a Jean Willys, il primo deputato gay eletto nel Paese sudamericano, nel frattempo autoesiliatosi in Germania. Tra i partecipanti all'evento sull'Avenida Paulista, la strada principale della megalopoli verdeoro, anche il deputato del Partito socialismo e libertà (Psol, di sinistra), David Miranda, marito del giornalista statunitense Glenn Greenwald, editore di The Intercept, il sito di notizie che da due settimane pubblica compromettenti intercettazioni di messaggi dell'ex giudice anti-corruzione e attuale ministro della Giustizia, Sergio Moro. Quindici carri con altoparlanti e palchi di supporto per le esibizioni musicali hanno accompagnato la folla. Tra le star presenti anche Mel C, ex Spice Girl, e la cantante bahiana Daniela Mercury. Durante la sfilata è stato inoltre ricordato il 50/o anniversario della Rivolta di Stonewall, quando la comunita' gay di New York si ribellò alla repressione poliziesca. Il sindaco di San Paolo, Bruno Covas, ha affermato che la città "vuole essere un punto di riferimento per il rispetto dei diritti umani".