Due migranti raccontano: incatenati e picchiati dagli svizzeri e rispediti in Italia

Marito e moglie originari della Costa d'Avorio erano arrivati nel villaggio di Albinen dopo essere arrivati in Italia dalla Libia: "Ci hanno trattato come bestie". Ora sono a Napoli

Polizia svizzera

Polizia svizzera

globalist 22 giugno 2019
Una storia di vessazioni, disprezzo. Non in Italia ma nella vicina Svizzera dove non mandano i metodi duri.
In manette, in catene, incappucciati. E' l'incubo vissuto da Joelson e Tatiana, due migranti espulsi dalla Svizzera e malamente rispediti in Italia. "Volevano anche toglierci la bambina", denunciano i due, originari della Costa d'Avorio e partiti dalla Libia nel giugno 2017, a Repubblica. Salvati da una nave umanitaria, approdati a Salerno e poi a Torino, hanno attraversato il confine in direzione Svizzera, prima di esserne allontanati.
Joelson e Tatiana, insieme alla loro bimba, sono "vittime" del regolamento del Trattato di Dublino, che impone ai migranti di tornare nel Paese che per primo li ha ospitati.
Le norme di Dublino riguardano la Ue me sono stati anche a paesi che non fanno parte dell’ìUnione Europea come Svizzera, Norvegia, Islanda e Liechtenstein-
Sempre a Repubblica, la coppia racconta della violenza con la quale le autorità svizzere li ha scacciati dal villaggio montano di Albinen.
"Avevamo già fatto le carte per il trasferimento ma non è servito a nulla - ricordano i due -. Ci hanno trattato come bestie, umiliati e picchiati". "Addirittura gli agenti di polizia svizzeri mi hanno messo le manette e perquisita corporalmente", racconta Tatiana, che inutilmente chiedeva di poter tenere con sé la bambina che aveva fame e piangeva.
"Hanno detto: c'è un aereo pronto per voi e quindi ci hanno picchiato e incappucciato", afferma Joelson.I due in aeroporto hanno subito anche il ricatto di non poter tenere con loro la bambina, tenuta in braccio da una poliziotta fino a un attimo prima della partenza.
Ora la famiglia è a Napoli, ospite di un centro di accoglienza, ma difficilmente dimenticheranno l'incubo della condizione di "dublinanti" e del terribile trattamento riservato loro dalla polizia elvetica.