Gebran Bassil, il cristiano razzista del Libano che rischia di far sparire proprio i cristiani

Ministro degli esteri, sostiene l'identità genetica dei libanesi e pensa a un'unione delle minoranze religiose, compresa quella sciita, per far fronte all'islam sunnita

Gebran Bassil, ministro degli esteri del Libano

Gebran Bassil, ministro degli esteri del Libano

Riccardo Cristiano 18 giugno 2019
Quello di Gebran Bassil, per disgrazia o fortuna, non è il nome di uno dei grandi protagonisti della scena politica internazionale. Ma è particolarmente rilevante che proprio lui, l’unico ministro degli esteri arabo di religione cristiana, venga associato a razzismo e sciovinismo. E questo merita la nostra attenzione. Vediamo così cosa ha detto di così grave il capo della diplomazia libanese e leader del principale cristiano libanese, quello fondato dall’attuale Presidente della Repubblica, ex generale e soprattutto suocero del Bassil medesimo, Michel Aoun. Che la “famiglia” sia importante in certa retorica cristiana è noto, ma che in occasione del recente viaggio moscovita il presidente Aoun abbia voluto con sé durante il colloquio privato con Vladimir Putin sua figlia, il suo sposo e capo della diplomazia nazionale, lasciando fuori dall’uscio l’ambasciatore libanese a Mosca sembra troppo anche per quei politici che hanno apprezzato il congresso di Verona sulla famiglia. E non a caso alcuni commentatori sostengono che il potente ministro degli esteri già lavori a succedere al suocero alla guida del Libano. Così le sue parole meritano un’attenzione particolare. Veniamo dunque alle sue affermazioni. Come politici più noti di lui, ad esempio Donald Trump, anche Gebran Bassil ama comunicare i suoi pensieri via twitter. Ed è a questo social media che ha affidato questa riflessione: l’identità libanese è genetica, e lo dimostra la somiglianza tra i libanesi e il loro rifiuto di andarsene da sfollati. Dunque è la genetica a unire e rendere speciali i libanesi...
In passato, come è noto, concetti mutuati dalla genetica sono stati adoperati per giustificare e reiterare discriminazioni razziali ed etniche. La tesi secondo la quale i gruppi etnici e razziali sarebbero caratterizzati da differenze biologiche sostanziali, ben definite e determinanti, ha contribuito a molte atrocità nel corso del XX sec. e condiziona tuttora le interazioni personali e le istituzioni sociali. Ma non basta. Le parole del capo della diplomazia libanese indicano che mentre i libanesi seppero resistere alla guerra civile e le sue distruzioni, i siriani, esseri inferiori, sono fuggiti. Non sorprende che in altri cinguettii il capo delle feluche libanesi critichi senza riserve i rifugiati siriani, accusandoli di rubare il lavoro ai libanesi.
Cacciati dal loro Paese, i rifugiati siriani vivono in condizioni tremende in Libano dove non ci sono campi profughi per precisa scelta di Hezbollah, imposta al governo dal 2012: non si doveva dare al mondo l’idea che i siriani fossero i nuovi palestinesi, espulsi da Assad. Ora il perdurare dell’emergenza profughi in Libano ha creato malesseri e tensioni sociali, proprio come accadde con i profughi palestinesi anni fa. La differenza è che sin qui nessuna milizia in armi è emersa dal loro seno, per quanto i siriani in Libano siano più di un milione, per alcuni un milione e cinquecentomila. Ma possono tornare nel Paese dal quale sono stati barbaramente espulsi in linea di massima per motivi confessionali, cioè perché il regime non ama i sunniti e vuole liberarsene? Altri sono stati cacciati perché oppositori, ma i più sono stati cacciati per la loro confessione religiosa: il regime vuole cambiare la composizione confessionale della Siria, e liberarsi della sua maggioranza sunnita. E’ un disegno elaborato a Tehran per realizzare il famoso arco o corridoio sciita da Tehran a Baghdad a Damasco a Beirut, disegno che incontrava nel gran numero di sunniti siriani il principale ostacolo. Ora, alleato proprio dei khomeinisti di Hezbollah che hanno imposto suo suocero alla presidenza della Repubblica, il ministro Bassil soffia sul fuoco della tensione in Libano, dove ovviamente la presenza di oltre un milione di profughi crea problemi, e non sorprende se si considera che sono 4 milioni i libanesi. Ma tutti sanno che Assad quei profughi non li rivuole, è pronto a riservare loro il peggiore destino se tornassero. Fu detto chiaramente da uno dei suoi più stretti collaboratori, un generale ovviamente. Così i successi vantati dal Libano per l’operazione rimpatrio riguarda solo donne e bambini, inconsapevoli dei rischi che corrono e che una volta tornate infatti sono sovente scomparsi, inghiottiti nel nulla, in tantissimi casi.
Quando il generale Aoun disse al Cremlino che i profughi potevano rientrare senza attendere accordi politici internazionali sulla Siria lo stesso Putin lo richiamò, obbligandolo a firmare un comunicato congiunto di ben altro tenore. Ma ciò nonostante la linea anti profughi della coppia Aoun-Bassil rimane intatta, anzi, si rafforza e rischia di creare incendi dolosi.
L’idea politica è molto semplice: il pessimismo diffuso tra i cristiani per via delle difficoltà regionali deve portare a una scelta chiara: con i musulmani non si può vivere, non si sarà mai concittadini , l’unica alternativa è farsi proteggere, formando un’ alleanza delle minoranze: le minoranze religiose del Medio Oriente devono dunque allearsi con la minoranza dell’Islam, gli sciiti, e così ottenere la protezione dai loro regimi. Questa linea porterebbe i cristiani a sparire definitivamente dal Medio Oriente. Soffiare per calcolo su questo fuoco è catastrofico. Quanto? Già si vede!