Dopo le proteste Hong Kong fa marcia indietro: sospesa la legge sull'estradizione

Il controverso disegno di legge che prevedeva di consegnare i fuggiaschi alla Cina e aveva provocato feroci proteste in tutta la città

Le proteste a Hong Kong

Le proteste a Hong Kong

globalist 15 giugno 2019
La controversa legge sull'estradizione in Cina, che ha provocato una feroce ondata di proteste a Hong Kong, è stata sospesa: è stato annunciato dalla governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, che ha dichiarato: "vogliamo dare "spiegazioni, sentire tutti, siamo aperti, ascolteremo tutte le voci della società". 
"Le nostre intenzioni erano sincere ed erano di colmare alcune lacune normative", ha aggiunto la Lam, che ha letto una dichiarazione di oltre dieci minuti prima in cantonese e poi in inglese, volendo ricostruire le ragioni della vicenda. "Forse non stiamo stati sufficientemente efficaci nella comunicazione, ma ora la priorità è quella di ricostruire la pace e l'ordine e la fiducia verso il governo". In un primo momento, la volontà era di approvare la normativa e renderla effettiva a luglio, entro "l'attuale legislatura, ma ora non è più la priorità", ha concluso.
La legge prevedeva l'estradizione dei fuggiaschi da Hong Kong verso la Cina. La città, che è una regione amministrativa speciale della Cina dal 1997, anno in cui l'isola è stata restituita dalla Gran Bretagna, non vede di buon occhio le ingerenze del governo centrale cinese che però, è importante specificarlo, non ha rinunciato alla legge: al momento è stata solo sospesa, dato che il ritiro avrebbe significato un ammissione di sconfitta da parte del governo del leader a vita Xi Jinping, che semplicemente non è disposto ad ammetterlo. Tanto è vero che la popolazione cinese fuori Hong Kong non è assolutamente al corrente della vicenda: le uniche notizie sono quelle passate dai giornali del regime.