Boris Johnson, il nemico dell'Europa che vuole prendere il posto della May

L'ex sindaco di Londra ed ex Ministro degli Esteri, portavoce del fronte pro Brexit, aspira a diventare nuovo leader del Partito Conservatore

Boris Johnson

Boris Johnson

globalist 24 maggio 2019
Una cosa è certa: gli inglesi non ne possono più. E come conseguenza di questa insofferenza, il fronte Brexit si allarga sempre di più, mentre ci si prepara ai risultati di queste elezioni europee cui il Regno Unito non avrebbe dovuto partecipare, stando al risultato del referendum di ormai tre anni fa. E nel giorno in cui Theresa May ha annunciato le sue ampiamente attese dimissioni, è già cominciata la gara per trovare un sostituto, che ricopra non solo la carica di futuro Primo Ministro del Regno, ma soprattutto di leader dei Conservatori. 
In casa Tory infatti ci si prepara al terremoto europeo: la leadership della May, fallimentare sotto ogn punto di vista, ha lasciato scontenti i più euroscettici e il ritorno in campo di Nigel Farage con il suo nuovo Brexit Party spiana la strada a una vecchia conoscenza della politica inglese: l'ex sindaco di Londra Boris Johnson. 
Convinto euroscettico, Johnson è stato anche Ministro degli Esteri e portavoce del fronte pro Leave ai tempi del referendum. La sua politica, si sa già, prevederebbe un'uscita dall'Ue senza se e senza ma: Johnson rientra infatti in quella categoria di politici indicati dall'Unione come sconsiderati che pur di uscire dall'Europa sono disposti a far precipitare il Paese nel caos. 
Ma Johnson non è certo da solo: dovrà fare i conti con non pochi ostacoli. E non pochi rivali decisi a tutto.
È il caso del titolare degli Esteri in carica, Jeremy Hunt, che in un ballottaggio finale con il pittoresco e divisivo ma popolare e facondo Boris non avrebbe chance alcuna di fronte alla base degli iscritti. Ma che potrebbe farcela se Johnson fosse eliminato nelle votazioni preliminari interne al sinedrio dei parlamentari. Lo stesso discorso vale per un altro veterano di governo, Sajid Javid, da un annetto promosso ministro dell'Interno, che dalla sua ha da giocare la carta di potersi presentare quale ipotetico primo leader Tory proveniente da una minoranza etnica (rivoluzione vera, anche se solo d'immagine, per il più paludato dei partiti britannici) essendo figlio d'un autista di bus immigrato dal Pakistan. Mentre labili appaiono le speranze di altri moderati riverniciati di grinta: dal ministro della Sanità, Damian Hancock, all'ex diplomatico Rory Stewart, emergente titolare della Cooperazione Internazionale.