La strage a Christchurch? "Il risultato di quando si parla a sproposito di migranti invasori”

Il giornalista norvegese che capì per primo la strage in Norvegia di Breivik, Strømmen, sull’attentato in Nuova Zelanda dice: “La retorica dell’estrema destra ha un prezzo”

Manifestanti di estrema destra in Nuova Zelanda. Foto wikimedia

Manifestanti di estrema destra in Nuova Zelanda. Foto wikimedia

Desk 16 marzo 2019
di Rock Reynolds

Il nome Øyvind Strømmen probabilmente non dirà nulla a nessuno, eppure, quando Anders Breivik il 22 luglio 2011 mise in atto il suo folle piano stragista, facendo prima detonare una potente bomba davanti all’ufficio del primo ministro norvegese a Oslo (8 morti) e poi compiendo una lucida carneficina sull’isolotto di Utøya dove si stava tenendo il camping di un’internazionale giovanile socialista (69 morti), Strømmen fu il primo a capire cosa stesse succedendo. Mentre i mezzi di informazione internazionale facevano rimbalzare i primi comunicati stampa norvegesi, indicando una matrice islamica comune ai due attentati, Strømmen, che aveva studiato i fenomeni della nuova destra nordica nelle loro manifestazioni online, mise ordine nel caos mediatico. Per questo, per circa ventiquattro ore fu assediato da telefonate e richieste di interviste da parte di media di tutto il mondo e in seguito venne nominato giornalista norvegese dell’anno.

Le assonanze tra la strage di Utøya e quelle di Christchurch, Nuova Zelanda, sono quanto meno sinistre e Øyvind Strømmen, ormai considerato una delle voci più autorevoli dell’Europa settentrionale sugli estremismi di destra, ha risposto ad alcune nostre domande.

Qual è stata la sua prima reazione alla notizia della strage in Nuova Zelanda?
La notizia l’ho avuta di prima mattina, quando ero ancora nel dormiveglia. Ma la prima cosa che mi sono detto è stata: “No! Di nuovo?”. Ho fatto il seguente post su Facebook: “I can’t believe the news today”, faccio fatica a credere alle notizie di oggi. Vorrei poterlo dire.

Trova somiglianze con ciò che ha fatto Breivik a Utøya?
Ci sono indubbie somiglianze, sia sul piano ideologico che sulle modalità dell’attacco terroristico stesso. Credo che molti norvegesi siano stati catapultati nuovamente al 22 luglio 2011. Inoltre, sembra che il sospetto autore dell’attacco terroristico neozelandese abbia citato Breivik come una delle sue principali fonti di ispirazione in un “manifesto” pubblicato online. Naturalmente, la cosa ha fatto molto scalpore in Norvegia.

Da quanto emerso finora, che idea si è fatto del modo in cui sono andate le cose? Inizialmente, si è parlato di un solo assalitore che avrebbe filmato tutto l’attacco, ma poi si è iniziato a parlare di quattro arresti. Insomma, lei pensa a un lupo solitario o no?
Per quanto ne sappia, resta ancora poco chiaro – per lo meno a giudicare da quanto riportato dai media neozelandesi e australiani – chi sono le persone arrestate e che ruolo hanno avuto. È ancora troppo presto per concludere se il terrorista era un “lupo solitario”. Tuttavia, i tratti tipici di quel tipo di attacco ci sono tutti e sembrerebbe l’ennesimo caso di un estremista di destra che si è convinto della necessità di prendere delle misure concrete e che ha deciso di eseguire un attacco da solo. La domanda è: che cos’è un lupo solitario? I lupi si muovono in branco e, se guardiamo all’ideologia del presunto autore dell’attacco, non v’è dubbio che sia stato influenzato da diverse fonti dell’estrema destra. Ciò che resta da dimostrare è il fatto che abbia avuto o meno dei legami con organizzazioni vere e proprie. Non è raro, nel caso dei lupi solitari, che ciò avvenga, per quanto in parecchi casi si tratti di soggetti socialmente bizzarri e incapaci di inserirsi persino in gruppi di estremisti e che finiscono per ritenere se stessi qualcosa di simile a “veri credenti”, persone che non si limitano alle parole, ma che passano ai fatti. Anche in questo caso, nel manifesto pubblicato online ci sono determinati elementi che puntano in quella direzione. Tuttavia, è meglio non abbandonarsi alle speculazioni finché non verranno divulgate maggiori informazioni dalle autorità e dagli organi di informazione neozelandesi.

A quanto sembra, l’autore è australiano e avrebbe scelto di compiere l’attacco in Nuova Zelanda per dimostrare che nessun luogo è sicuro. Non pensa che la cosa sia alquanto strana? Non le sembra che un attacco in Australia, paese che ultimamente ha manifestato forti sentimenti anti-immigrazione, potesse essere meno complicato?
Non ho idee particolari al riguardo. A mio avviso, un attacco simile si sarebbe potuto svolgere in molti paesi occidentali.

Il terrorismo globale sembra sempre più una versione impazzita di un reality show. In questo caso, addirittura il terrorista ha trasmesso le sue gesta dal vivo su un social network…
Be’, gli estremisti di destra vivono nella stessa realtà del resto della popolazione, come si evince dal fatto che il presunto autore della strage si sente in dovere di dire la sua, nel suo manifesto online, su Donald Trump, la Brexit e il fatto che sia stato influenzato da certi videogiochi. La globalizzazione è una realtà e di certo non sorprende che un estremista di destra prossimo ai trent’anni faccia riferimento a modelli internazionali. Per un estremista di destra che abbia scelto di mettere in atto un attacco terroristico esiste una logica distorta nel fare riferimento a casi precedenti simili: per chi ha quelle intenzioni, basta una rapida ricerca su Google.

Com’è l’attuale situazione in Norvegia? Anders Breivik continua ad avere dei seguaci?
Breivik non ha mai avuto molti sostenitori in Norvegia e gli attacchi terroristici da lui messi in atto sembrano aver raccolto consensi principalmente tra gruppi neonazisti dell’ex-blocco dei paesi dell’Est e dei paesi un tempo nell’orbita sovietica. Tuttavia, in gruppi di odio antislamico più o meno consolidate, ci sono state persone che hanno espresso un certo sostegno per le idee di Breivik – che di certo non sono originali – e qualcuno ha addirittura tentato di “spiegare” la propria scelta terroristica come il risultato logico della presunta soppressione di diritti e via discorrendo. Ho visto diverse dichiarazioni di quel senso pure oggi, per esempio nella sezione dei commenti del sito della destra radicale Resett. Anche questo, mi sento di dire, spiega quanto la violenza sia una componente intrinseca dell’ideologia dell’estrema destra e di una parte della retorica della destra radicale. Quando l’estrema destra parla di “traditori”, “scambi di popolazione”, “invasori” ecc., quella retorica ha un prezzo.