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Nessuna giustizia per Sana, uccisa dalla famiglia per aver rifiutato il matrimonio: tutti assolti

Un tribunale pakistano ha assolto i familiari di Sana per mancanza di prove certe. Durante il processo la famiglia aveva dapprima confessato e in seguito smentito di aver ucciso la ragazza.

Sana Cheema
Sana Cheema

globalist

15 Febbraio 2019 - 15.06


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Il padre, lo zio e il fratello di Sana Cheema, la 25enne italo-pachistana portata via dall’Italia per legarsi in un matrimonio combinato nel Paese d’origine della famiglia, sono stati assolti da un tribunale pachistano per “mancanza di prove certe”.
La giovane venne uccisa perché si era rifiutata di sottostare alle richieste dei familiari.
Dopo tre mesi di processo, il giudice Amir Mukhtar Gondal, del tribunale di Gujrat, nel Punjab, ha ordinato il rilascio del padre di Sana, Ghulam Mustafa Cheema, dello zio Mazhar Cheema e del fratello Adnan per mancanza di prove che scongiurino “ogni ragionevole dubbio”. Durante le indagini, i tre familiari confessarono di aver ucciso Sana perché aveva “disonorato” la famiglia. Confessione poi ritrattata.
Anche Salvini commenta l’acaduto: “Che vergogna! Se questa è ‘giustizia islamica’ c’è da aver paura. Una preghiera per Sana”. Il ministro dell’Interno ha poi anunciato di voler contattare il collega pakistano: “Scriverò al mio collega, il ministro dell’Interno pakistano, per esprimere il rammarico del popolo italiano”.

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