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Danzica, i media polacchi accusati di aver fomentato l'odio contro Pawel Adamowicz

La denuncia viene da più parti e riguarda soprattutto l'emittente Tvp, vicina alle posizioni del governo ultranazionalista di Kaczynski

Una targa commemorativa per Adamowicz
Una targa commemorativa per Adamowicz

globalist

22 Gennaio 2019 - 20.56


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L’assassinio del sindaco di Danzica Adamowicz, assassinato lo scorso 13 gennaio durante un evento di beneficenza, è stato preceduto da più di un anno di campagna mediatica di odio nei suoi confronti. E a guidarla è stata l’emittente pubblica Tvp, vicina alle posizioni del partito di Governo Diritto e Giustizia (Pis), del leader Jaroslaw Kaczynski, di fede ultranazionalista. 
Lo scorso anno, ha scritto il giornalista indipendente polacco Krzysztof Leski, solo il principale telegiornale ‘Wiadomosci’ di Tvp ha mandato in onda almeno 100 servizi” in cui Adamowicz veniva presentato come “criminale, truffatore e corrotto”, senza concedergli un contraddittorio. Uno di questi servizi, andato in onda in giugno, riguardava un problema al sistema delle acque reflue e accusava Adamowicz di averlo sottovalutato a discapito dei concittadini. Il servizio si concludeva con un commento giornalistico, che dipingeva il sindaco di Danzica come “cancro della democrazia polacca”.
L’emittente sotto attacco non ha tardato a reagire e il direttore Jacek Kurski ha annunciato querela contro coloro che “cercano di legare le notizie pubblicate da Tvp e la morte di Adamowicz”.
Un ex giornalista dell’emittente questa ente Piotr Owczarski ha presentato proprio oggi alla sede polacca del Parlamento europeo una relazione su come la tv pubblica in Polonia, come ai tempi della Guerra Fredda, sia tornata a essere “cinghia di trasmissione” del partito al governo. Secondo lui, “i programmi d’informazione servono da megafono propagandistico”, nel quale perfino le sconfitte del governo, o le decisioni della Commissione europea che non piacciono vengono presentate come successi di Varsavia. Sul fronte opposto, non manca chi pubblica su internet le chiare indicazioni sui colpevoli dell’omicidio: un funzionario di Varsavia ha pubblicato un manifesto che mostra un coltello con l’impugnatura che ha la forma del profilo di Kaczynski, ma è stato subito sospeso dal lavoro. Un forte appello affinchè i media pubblici smettano di fomentare odio, “lo stesso odio che ha ucciso Pawel (Adamowicz)” è stato lanciato in occasione del funerale, che sabato ha richiamato una folla immensa, dal suoi amico di vecchia data Aleksander Hall nonché dal domenicano Ludwik Wisniewski. Le parole di quest’ultimo, durante le esequie, che “chi usa il linguaggio dell’odio non può svolgere occupare posti di vertice nello Stato”, sono state accolte con l’ovazioni a piedi da tutti presenti. Proprio mentre Wisniewski parlava, le tele camere di Tvp Info inquadravano il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, presente al funerale. Oggi l’ex partito di Tusk, Piattaforma civica, ha deciso di boicottare tutti i media pubblici.

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