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Nel Brasile arrivano le tenebre di Bolsonaro: "Ci libereremo del socialismo"

"Mi presento a tutti voi in questo giorno in cui il popolo ha iniziato a liberarsi dal socialismo, a liberarsi dall’inversione dei valori, dal gigantismo dello stato e dal politicamente corretto"

Bolsonaro con la moglie
Bolsonaro con la moglie

globalist

2 Gennaio 2019 - 11.22


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Il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, ha affermato che la sua investitura «segna il giorno in cui il Brasile inizia a liberarsi dal socialismo e dal politicamente corretto». Sventolando la bandiera ha aggiunto: «Questa è la nostra bandiera e non sarà mai più rossa».

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«Mi presento a tutti voi in questo giorno in cui il popolo ha iniziato a liberarsi dal socialismo, a liberarsi dall’inversione dei valori, dal gigantismo dello stato e dal politicamente corretto», ha detto nel suo primo discorso dopo il giuramento.
Il neo capo dello Stato ha assicurato che il Brasile sarà liberato «da restrizioni ideologiche» e ricostruirà li rispetto «della sua tradizione giudaico-cristiana». Bolsonaro ha dalla sua una base d’appoggio molto eterogenea, che va dai produttori rurali delle campagne ai fedeli delle chiese evangeliche, dai militari, presenti con ben 6 ministri su 22 nel suo governo ai 13 milioni di brasiliani che oggi sono disoccupati. Interessi diversi e non sempre conciliabili che lui dovrà saper accontentare. I rivali sono noti. In primis l’ex presidente Lula da Silva che ieri non ha fatto mancare il suo commento scrivendo dal carcere un appello «alla lotta e alla resistenza». Come scrive Emiliano Guanella su La Stampa. 
Bolsonaro inizia il suo mandato con una popolarità oltre il 60%, ma nei prossimi mesi dovrà affrontare il tema spinoso della riforma della previdenza pubblica, possibile solo con l’appoggio del Parlamento, dove dovrà cercare i voti dei partiti di centro. Il sistema pensionistico è a rischio collasso e pesa fortemente sui conti pubblici. Per questo, nel suo primo discorso Bolsonaro ha fatto diversi riferimenti alla collaborazione tra esecutivo e legislativo; dopo 30 anni da deputato e l’esperienza dell’impeachment a Dilma Rousseff, il neopresidente sa bene che poco si muove in Brasile senza il placet della tentacolare macchina del Congresso.

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