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Svizzera al voto: i sovranisti elvetici puntano a innalzare un muro con l'Europa

Nella Confederazione si vota per tre referendum. In uno si chiede di dare priorità al diritto svizzero rispetto a quello internazionale. Ne andrebbero di mezzo i trattati

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globalist

25 Novembre 2018 - 10.36


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Anche la placida e tranquilla Svizzera potrebbe presto alzare ancora di più i muri: oggi i cittadini svizzeri devono votare su tre referendum. Uno, il più importante, riguarda “l’autodeterminazione, il diritto svizzero invece di giudici stranieri” voluto dal partito populista Udc, che in sostanza chiede la prevalenza del diritto svizzero rispetto a quello internazionale.
Il quesito, di ispirazione ‘sovranista’, potrebbe mettere a rischio trattati internazionali e i rapporti con l’Ue, di cui la Svizzera non fa parte ma alla quale è strettamente legata, tanto da far parte dell’area di Schengen. Del resto una delle molle che hanno spinto l’Udc è il risultato della votazione dell’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”, approvata dal voto popolare nel febbraio 2014, ma poi fortemente annacquata nei suoi effetti. Quando il parlamento ha dovuto applicare il principio del tetto ai lavoratori stranieri, la Svizzera si è infatti scontrata con la realtà dei principi di libera circolazione sanciti da Schengen.
Il governo svizzero e tutte le altre forze politiche si sono schierate contro l’inziativa dell’Udc sottolineando il rischio di dover rinegoziare migliaia di trattati internazionali, con conseguenze sui rapporti, anche economici, con altri Stati e la reputazione di affidabilità della Confederazione Elvetica. In particolare si teme per la permanenza della Svizzera nella Convenzione Europea per i Diritti Umani e per la tenuta degli accordi bilaterali con l’Ue.
Le obiezioni al quesito sembrano aver convinto l’opinione pubblica. Secondo l’ultimo sondaggio della radiotelevisione svizzera, il 61% degli elettori intende respingere la proposta, che viene bocciata in tutte le regioni linguistiche ed è approvata solo dal 37% del campione.

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Rimane invece incerto l’esito della consultazione sulle mucche, che ha attirato molta curiosità e qualche ironia. Sui depliant turistici e le confezioni di cioccolato la Svizzera è un paese di montagne innevate e verdi prati dove pascolano pacifiche mucche con le loro corna. Ma nella realtà la stragrande maggioranza dei bovini viene privata di corna, per evitare che le vacche si facciano male fra loro nelle stalle o feriscano gli allevatori.

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Lo stesso promotore del referendum appare uscito da una cartolina tradizionale. A lanciare la battaglia a tutela delle mucche cornute è stato infatti un allevatore del Giura bernese dalla folta barba bianca, Armin Capaul. I primi fondi utilizzati per la raccolta delle firme venivano dai suoi risparmi per la pensione.
Il quesito dell’iniziativa popolare “per la dignità degli animali da reddito agricoli” prevede un sostegno finanziario agli allevatori di mucche e capre che rinunceranno a tagliare le corna dei loro animali. Nel dibattito si è parlato molto di sofferenze, vere o presunte, degli animali, ma anche dei costi del programma. Se i veterinari si sono schierati per il No, gli allevatori appaiono divisi. E c’è chi argomenta che per tenere al chiuso vacche cornute servono stalle molto grandi, oppure gli animali devono essere legati. Il governo svizzero, che già versa contributi per incoraggiare il pascolo all’aperto e la libertà di movimento nelle stalle, consiglia di bocciare il referendum.

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La terza iniziativa, per la quale i sondaggi prevedono l’approvazione, riguarda una nuova legge per permettere alle assicurazioni sociali di assoldare detective privati per verificare possibili abusi di lavoratori che esagerano o fingono malattie e invalidità per ottenere il sussidio. I promotori del referendum vorrebbero abolire la legge, ritenendola troppo invasiva della sfera privata delle persone.

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