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A Tijuana spie americane infiltrate tra i migranti che vogliono entrare negli Usa

Nella città della Baja California è sempre emergenza. Intanto a San Diego, dall'altra parte del muro, Kirstjen Nielsen, segretaria alla Sicurezza interna, coordina le operazioni di polizia

Kirstjen Nielsen, già segretaria alla Sicurezza interna a San Diego al muro con il Messico
Kirstjen Nielsen, già segretaria alla Sicurezza interna a San Diego al muro con il Messico

globalist

21 Novembre 2018 - 21.05


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L’emergenza continua mentre i poveri messicani se la prendono con Honduregni e Guatemaltechi ancora più poveri: la città di Tijuana, il centro messicano più importante al confine con gli Stati Uniti, è in piena emergenza per il gran numero di migranti centroamericani giunti nelle ultime settimane, e per la mancanza di assistenza da parte del governo federale centrale.
Le autorità locali hanno calcolato che attualmente risiedono in città almeno 6.200 persone, giunte in tre differenti ‘carovane’, che si propongono di chiedere asilo agli Stati Uniti. La loro presenza ha generato crescenti tensioni con la popolazione locale e problemi di ordine pubblico.
Il governo della Baja California ha lanciato ripetuti appelli con richieste di aiuto a Città del Messico, ma fino ad oggi ha dovuto far fronte all’emergenza unicamente con i propri mezzi.
In questo ambito, ha reso noto il responsabile della polizia locale, Marco Sotomayor, una sessantina di migranti sono stati arrestati e di questi 40 sono stati rimandati nel Paese di provenienza per aver commesso reati di vario genere.
Oltre alle migliaia di centroamericani che si trovano a Tijuana, almeno altri 3.000 hanno raggiunto Mexicali, a 180 chilometri di distanza, e dove pure c’è un punto di ingresso negli Stati Uniti.
Ma molti di questi ultimi hanno deciso di fare marcia indietro e di tornare a Tijuana, giudicando che da là è più semplice cercare di ottenere asilo negli Usa.
Riguardo alle dichiarazioni di Kirstjen Nielsen, segretaria alla Sicurezza interna del presidente Donald Trump, secondo cui fra i migranti «vi sono oltre 500 criminali», Sotomayor ha risposto che effettivamente fra di essi possono esservi persone con precedenti penali, ma che nelle attuali condizioni «non c’è modo di verificarlo».
La stessa Nielsen ha comunque rivelato che «ci sono agenti statunitensi infiltrati fra i migranti a Tijuana e a Mexicali» e che «si stanno controllando i messaggi che essi si scambiano, in particolare con la piattaforma WhatsApp».

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