Lo spettro del fascista Bolsonaro s'aggira per il Brasile alla vigilia del voto

Il candidato dell'estrema destra è dato favorito nei sondaggi. Seguito da Haddad che ha sostituito in corsa il favoritissimo Lula a cui la magistratura ha impedito di presentarsi

Jair Bolsonaro
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6 Ottobre 2018 - 10.51


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Molti l’hanno definito uno scontro tra civiltà e barbarie. E chissà che una grande nazione come il Brasile finirà nelle mani di un fascista omofobo e aggressivo: l’esclusione decisa dalla magistratura di Luiz Inacio Lula da Silva dalla corsa alla presidenza del Brasile lascia aperto il campo ad una serie di candidati meno conosciuti, rendendo incerto l’esito di un voto che appariva invece scontato con Lula favoritissimo nonostante la condanna per corruzione e la carcerazione.
Il ricorso al ballottaggio è più che probabile, con la particolarità che i due candidati favoriti, Bolsonaro e Haddad, sono anche i più detestati dalle parti avverse, che non li voterebbero in alcun caso: un voto quindi assolutamente polarizzato e che non prevede alcuna convergenza di consenso da parte dell’elettorato.
Jair Bolsonaro – Ex capitano dell’esercito, esponente dell’ultra destra e definito il Donald Trump brasiliano, difende senza mezzi termini la dittatura militare del 1964-85 e si presenta come l’outsider alle prese con un establishment dominato dalla corruzione e dagli scandali (il che, cifre alla mano degli indagati e condannati, non appare troppo lontano dal vero).
Dalla sua il 63enne Bolsonaro ha due vantaggi: non è fra gli indagati, ed è stato vittima di un fallito attentato che ne ha ulteriormente accresciuto la popolarità. Quanto alle ricette politiche ed economiche, la lotta alla criminalità e le privatizzazioni non rappresentano nulla di nuovo: la novità per il Brasile è che con Bolsonaro – dato favorito al primo turno con il 35% dei voti – per la prima volta da trent’anni a questa parte il Paese sarebbe governato da un esponente dell’ultradestra.
L’attentato lo ha paradossalmente favorito anche in un modo meno ovvio: gli ha permesso di evitare tutti i dibattiti televisivi e di mostrare la sua pochezza oratoria – nonché di risparmiare altre bordate contro le donne, gli omosessuali o i neri, tutte categorie offese più volte durante la campagna elettorale. Di fatto, numerose organizzazioni femministe hanno organizzato una manifestazione battezzata #elenao: lui no, il che chiarisce anche perché Bolsonaro sia anche il candidato più detestato in assoluto (oltre il 41% degli elettori ha affermato che non lo voterebbe mai in nessun caso).
Fernando Haddad – Tenuto in panchina per mesi, da appena quattro settimane è stato designato dal Partito dei Lavoratori per il difficile compito di sostituire Lula: di qui che il suo primo problema sia stato quello di costruirsi un proprio profilo, uscendo dallo scomodo cono d’ombra dell’ex Presidente.
Nonostante fosse stato sindaco di San Paolo e Ministro dell’Istruzione, infatti, al di fuori della metropoli rimane un virtuale sconosciuto; inoltre, è stato oggetto di alcune accuse di corruzione legate alla campagna elettorale per le municipali del 2012. I sondaggi lo danno comunque al secondo posto al primo turno con il 21% delle preferenze, e testa a testa con Bolsonaro al ballottaggio.
Il 55enne Haddad, un accademico dallo stile pacato, rischia tuttavia di pagare un’immagine lontana anni luce da quella focosa di Lula, che potrebbe costargli non pochi voti a sinistra, senza contare che anche per lui vale il discorso fatto per il rivale Bolsonaro: in quanto esponente del Partito dei Lavoratori che la destra brasiliana non vuole assolutamente rivedere al potere – e che ha provato ad estromettere con ogni mezzo, dall’impeachment all’offensiva legale – quasi il 40% degli elettori dichiara di non volerlo votare per alcun motivo.

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