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Vince il Mandela delle Maldive: "Finiti anni di abusi e arresti"

Esulta la coalizione vincitrice: "Stop a violenze e corruzione". Lo sconfitto lascia le casse vuote. E c'è il giallo degli accordi segreti con la Cina

Ibrahim Mohamed Solih
Ibrahim Mohamed Solih

globalist

2 Ottobre 2018 - 10.33


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Dopo 5 anni di governo, il presidente-dittatore Abdullah Yameen deve lasciare il potere delle Maldive a Ibrahim Mohamed Solih. L’elezione risale al 23 settembre, ma per la proclamazione ufficiale è stato necessario aspettare un’altra settimana, nonostante un risultato molto chiaro (distacco del 16%).

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Un «dolce» passaggio di poteri. Solih, 54 anni, membro del Partito democratico, è stato sostenuto da tanti esiliati, primo fra tutti l’ex presidente Mohammed Nasheed, destituito nel 2012 e noto come il “Mandela delle Maldive”. Mariya Didi, portavoce di Solih, ha dichiarato a Osservatorio Diritti: «La priorità è assicurare un passaggio dolce nel trasferimento di poteri. Esultiamo per la conferma definitiva della vittoria e per l’appoggio avuto dalla comunità internazionale».

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Vittoria inaspettata. Il risultato ha sorpreso gli analisti, anche a causa di una campagna elettorale viziata: mentre Yameen tappezzava le strade di cartelloni, l’opposizione denuncia di aver potuto realizzare un solo comizio. La coalizione vincitrice è composta da tre partiti: quello Democratico di Nasheed, quello religioso Adalaath e il Jumhooree Party, fondato da un imprenditore poi costretto all’esilio in Germania.

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Il Mandela delle Maldive. Mohammed Nasheed parla al telefono da Londra. «Il mio popolo ha scelto la democrazia e il pluripartitismo. Sono stati anni terribili, violenti e corrotti. Ma è arrivato il momento di far ripartire il processo democratico». Nasheed accusa il presidente uscente: «La mia gente non ne poteva più di abusi, arresti, corruzione e violazioni dei diritti umani fondamentali, giudici e giornalisti in carcere».

I rapporti con la Cina. Sotto Yameen si sono rafforzate le relazioni con la Cina. E pare che il tesoro del presidente sia cresciuto. Solih ha dichiarato: «Verificheremo nei dettagli l’enorme debito che ci viene lasciato. Nessuno di noi sa nulla, c’è stata pochissima trasparenza e molti degli accordi firmati dal presidente Yameen in nome del governo sono stati firmati in segreto». Raggiunto via telefono a Malé, Aslam Mohammed, ministro delle Infrastrutture ai tempi di Nasheed, dice: «Hanno cercato di vendere il paese alla superpotenza che aveva anche in mente di costruire delle basi militari nelle isole disabitate. Sono stati finanziati progetti colossali mai realizzati, e pare che proprio questa settimana grosse somme di denaro siano finite nei conti personali dell’ex presidente all’Islamic Bank».

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Riforme in vista. Mohammed rivela anche che «tra le nostre priorità c’è quella di riaprire le porte delle carceri e porre fine alle ingiuste detenzioni, così come riformare il sistema giudiziario».

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