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Londra, niente visti privilegiati per gli europei: cosa cambia dopo la Brexit

Il governo di Theresa May e la politica dell'immigrazione dopo l'uscita del Regno Unito dall'Ue: "facilitazioni solo per i lavoratori altamente qualificati"

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globalist

25 Settembre 2018 - 13.27


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Non ci saranno visti privilegiati rispetto agli extracomunitari per i cittadini dell’Ue che entreranno nel Regno Unito dopo la Brexit e dopo il periodo di transizione indicato dalle intese preliminari sino alla fine del 2020. Successivamente ci saranno invece facilitazioni per i lavoratori altamente qualificati.
Saranno questi i pilastri della nuova politica per l’immigrazione che verrà adottata da Londra. Lo ha stabilito ieri all’unanimità il governo di Theresa May su proposta del ministro dell’Interno, Sajid Javid, accogliendo la raccomandazione fatta dal Migration Advisory Committee, la commissione indipendente istituita per consigliare il governo sulle politiche migratorie da seguire dopo la Brexit.
La decisione mira a proteggere l’obiettivo del governo conservatore di riportare “sotto controllo” l’immigrazione nel Paese. Dopo il 2020 per tutti gli stranieri, europei compresi, varrà invece un sistema di facilitazioni riservato agli ingressi dei lavoratori a più alta qualificazione necessari in molti settori dell’economia britannica.
Il governo, ha riferito una fonte di Downing Street alla Bbc, ha deciso di costruire un sistema basato sulle qualifiche invece che sulla nazionalità. Tuttavia, altre fonti dicono che nello scenario post Brexit per i cittadini dell’Ue potrebbero essere decise regole più “morbide” per l’immigrazione, in funzione dell’accordo commerciale che Londra siglerà con l’Unione europea.
I dettagli della nuova politica per l’immigrazione verranno illustrati da Theresa May al congresso dei Conservatori della prossima settimana. La premier, scrive la stampa britannica, spera così di placare gli animi dell’ala euroscettica dei Tories, molto critica sulla gestione del negoziato con l’Ue per la Brexit, che la scorsa settimana sembra essersi nuovamente arenato, dopo che nel vertice europeo di Salisburgo è stato respinto il cosiddetto ‘Chequers Plan’ della May. Si tratta del piano per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea per cui a luglio la premier bruitannica ha litigato con parte del suo partito e che ha portato alle dimissioni di due ministri.

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