Amnesty accusa Al Sisi: ha trasformato l'Egitto in una prigione a cielo aperto

L'Organizzazione per i diritti umani: "situazione di una gravità senza precedenti, adotatte misure più estreme di quelle di Mubarak. Chiediamo la scarcerazione di tutti gli egiziani imprigionati per aver espresso le loro opinioni"

Il presidente egiziano Al Sisi

Il presidente egiziano Al Sisi

globalist 21 settembre 2018

Amnesty international lancia l'allarme per la repressione della libertà di espressione in Egitto, con misure più estreme che ai tempi di Mubarak, accusando il presidente Al Sisi. Al crescente malcontento per la situazione economica e politica nel Paese, denuncia l'Organizzazione internazionale per i diritti umani, il governo egiziano sta rispondendo con un giro di vite "di una gravità senza precedenti".
Per questo Amnesty ha chiesto "l'immediata e incondizionata" scarcerazione di tutte le persone imprigionate in Egitto per aver espresso pacificamente le loro opinioni. E aggiunge che "la repressione della libertà d'espressione sotto la presidenza di Abdel Fattah al-Sisi ha raggiunto picchi mai visti nella recente storia del Paese".
"Sotto la presidenza di al-Sisi - ha dichiarato Najia Bounaim, direttrice delle campagne sull'Africa del Nord di Amnesty International - chiunque esprima pacificamente le sue opinioni è trattato come un criminale. I servizi di sicurezza stanno chiudendo senza pietà qualsiasi spazio indipendente politico, sociale, culturale rimasto in attività. Queste misure, più estreme persino di quelle adottate nel repressivo trentennio della presidenza di Hosni Mubarak, hanno trasformato l'Egitto in una prigione a cielo aperto per chi critica le autorità".
I numeri della repressione
Dal dicembre 2017 Amnesty International ha documentato i casi di almeno 111 persone arrestate dai servizi di sicurezza solo per aver criticato il presidente al-Sisi e la situazione dei diritti umani nel paese. "Centinaia di attivisti politici, giornalisti, difensori dei diritti umani, esponenti dell'opposizione, artisti e tifosi di calcio - sottolinea Amnesty - sono attualmente in carcere per il loro passato di attivismo o le loro azioni sui social media. Almeno 35 persone sono state arrestate per accuse quali 'manifestazione non autorizzata' e 'adesione a un gruppo terroristico' per aver preso parte a una piccola protesta pacifica contro l'aumento del prezzo del biglietto della metropolitana".
Tra le persone perseguitate vi sono anche autori comici e di satira: almeno due sono state arrestate dopo aver pubblicato online commenti spiritosi e dovranno rispondere delle accuse di 'violazione della pubblica decenza' o di altre imputazioni definite in modo vago.
"Il Parlamento - denuncia ancora Amnesty - ha recentemente adottato, senza consultare la società civile o le organizzazioni di giornalisti e con la scusa delle 'misure anti-terrorismo', una nuova legge che autorizza la censura di massa nei confronti di portali informativi indipendenti e delle pagine Internet di gruppi per i diritti umani". Dall'aprile 2017 le agenzie di sicurezza hanno bloccato almeno 504 siti web senza autorizzazione né supervisione giudiziaria.
Un quadro drammatico che ha spinto centinaia di attivisti e di esponenti dell'opposizione a lasciare il paese per evitare di finire arbitrariamente in carcere. Amnesty International chiede alle autorità egiziane di "porre fine alla repressiva campagna di censura nei confronti dei media, di abolire le leggi che rafforzano la presa dello stato sulla libertà d'espressione e di rilasciare tutte le persone che si trovano in carcere solo per aver espresso pacificamente le loro opinioni. Devono sapere che non sono soli!".