Soccorso in mare, Sea Watch scrive a Malta: “Rilasciate la nostra nave”

Dopo 70 giorni di stop l’ong tedesca scrive al primo ministro Muscat. “Riteniamo il governo maltese responsabile di detenzione deliberata e arbitraria della nave Sea Watch 3".

Sea Watch

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“Riteniamo il governo maltese responsabile di detenzione deliberata e arbitraria della nave Sea-Watch 3 per oltre due mesi, senza che ci sia una giustificazione legale. Si tratta di un’azione puramente politica: è un tentativo consapevole di ostacolare il salvataggio di persone in difficoltà nel Mediterraneo centrale”. Lo scrive nero su bianco l’ong tedesca "Sea Watch" in una lettera indirizzata al primo ministro maltese Joseph Muscat. Da 70 giorni, infatti la nave Sea Watch 3 non può lasciare il paese. “Le dinamiche del potere non possono annullare lo stato di diritto, è un atteggiamento non tollerabile e piuttosto vergognoso", scrive Sea Watch, rivelando che per 70 giorni, pur non rivelando pubblicamente i passi diplomatici intrapresi per cercare di risolvere la situazione a livello politico, l’ong ha portato avanti un dialogo col governo di Malta, per poi notare un brusco cambiamento di atteggiamento e posizionamento.


“Il vostro ufficio ha comunicato in modo inopportuno la restrizione della nostra libertà di movimento da Malta tramite comunicati stampa mentre la nostra richiesta formale di lasciare l'isola è stata negata dall'Autorità Portuale in una forma vaga,  priva di documenti e priva di qualsiasi atto ufficiale - continua la lettera -. Questo approccio è inoltre messo in discussione dal successo dell'upgrade di classe ottenuto da SeaWatch
3 alla fine di giugno, a seguito del risultato positivo dell'ispezione effettuata dalla bandiera stato, i Paesi Bassi, dopo la richiesta maltese di accertare l'uso corretto della nave: le autorità olandesi hanno concluso che il Sea-Watch 3 soddisfa e supera i requisiti di sicurezza proprie del suo uso”.


L’ong spiega inoltre di essersi impegnata direttamente col Primo Ministro per risolvere la situazione ma in cambio ha avuto solo “false speranze”. “Il governo - si legge nella lettera - ha deliberatamente fermato l'accordo, raggiunto con il Ministero dei trasporti maltese alla fine di agosto, per permettere che Sea-Watch 3 lasciasse le acque territoriali”. L’accordo prevedeva che l’ong potesse lasciare il porto a condizione, tra l'altro, di non navigare nelle acque maltesi se non autorizzato o istruito a farlo. “La decisione è stata revocata alcuni giorni dopo, sulla base di un presunto veto imposto al più alto livello governativo - continua la letta -. Sea-Watch ha incaricato un team di avvocati per facilitare la comunicazione scritta con le Autorità di trasporto maltesi,  nel tentativo di porre fine alla detenzione della nave in porto. Ci siamo sforzati di proporre un compromesso accettabile, pur dimostrando lo stato corretto e regolare della nostra nave attraverso documentazione e ispezioni necessarie”.


Sea Watch fa poi riferimento a una recente comunicazione scritta in cui l'Autorità dei trasporti rende esplicito il riferimento alla situazione politica a Malta e in Libia, “un paese che non è considerato sicuro, in particolare per coloro che cercano protezione e che si trova attualmente in uno stato di emergenza dichiarato”. “Tali argomenti politici non rispecchiano il presunto problema di registrazione e, di nuovo, mostrano chiaramente la scandalosa natura politica della detenzione della nave - aggiunge l’ong -.
Per ogni morte prevenibile che si verifica in mare, il vostro governo ha una responsabilità diretta, che deve riconoscere e rettificare. È tempo di rendere note le decisioni. Alla luce di quanto sopra, Sea-Watch chiede pubblicamente l'immediato rilascio della sua nave e chiede di lasciare il porto di La Valletta per ripristinare le sue operazioni. Le pressioni politiche e il potere giocano sulle vite delle persone più vulnerabili del mondo”.