L'Europarlamento ha approvato la nuova direttiva sul copyright: ecco come funziona

Approvate alcune modifiche agli articoli 11 e 13 che erano stati contestati in una campagna a favore della libertà di Internet. Il via libera della plenaria apre ora la strada ai negoziati con il Consiglio

Europarlamento

Europarlamento

globalist 12 settembre 2018

Il Parlamento europeo ha dato il via libera alla proposta di direttiva sui diritti d'autore nel mercato unico digitale. La proposta sul Copyright è stata adottata con 438 voti a favore, 226 contrari e 39 astensioni. Gli eurodeputati hanno approvato alcune modifiche proposte dal relatore Axel Voss agli articoli 11 e 13 della proposta di direttiva sul copyright, che erano stati contestati in una campagna a favore della libertà di Internet. Il via libera della plenaria apre ora la strada ai negoziati con il Consiglio. 


Subito critico il M5s che, per bocca della Europarlamentare Isabella Adinolfi , ha definito la direttiva una vittoria per la censura. "Una pagina nera per la democrazia e la libertà dei cittadini" ha detto  Con la scusa della riforma del copyright, il Parlamento europeo ha di fatto legalizzato la censura preventiva. Il testo approvato oggi dall'aula di Strasburgo contiene l'odiosa link tax e filtri ai contenuti pubblicati dagli utenti. E' vergognoso! Ha vinto il partito del bavaglio". 


Sul fronte opposto il presidente dell'Europarlamento, Antonio Tajani.  "La direttiva sul diritto d'autore è una vittoria per tutti i cittadini. Oggi il Parlamento europeo ha scelto di difendere la cultura e la creatività europea e italiana, mettendo fine al far-west digitale" ha scritto su Twitter. 


Complessivamente l'Europarlamento ha votato su 252 emendamenti alla proposta originale della Commissione sul copyright che era stata bocciata a luglio. La chiave rivoluzionaria è in due aricoli: l'11 e il 13.


L'articolo 11 riconosce "il legittimo uso privato e non commerciale di pubblicazioni stampa da parte di utenti individuali", di non far pagare i diritti "per i soli hyperlinks che sono accompagnati da parole individuali" e di escludere qualsiasi "effetto retroattivo".


All'articolo 13 limita l'obbligo di concludere accordi con i detentori di Copyright e l'imposizione di filtri a "fornitori di servizi che condividono contenuto online", invece che a tutti gli operatori della "società dell'informazione".