Dal 'porto sicuro' della LIbia fugge anche l'ambasciatore italiano

Giuseppe Perrone, è rientrato in Italia dopo le proteste in piazza e per timori sulla sua incolumità. Però ringraziamo la Guardia Costiera libica quando riporta i migranti nelle grinfie degli aguzzini.

Scontri armati in Libia

Scontri armati in Libia

globalist 12 settembre 2018

La Libia è un porto sicuro se c’è da rimandare indietro i migranti e ‘ringraziare’ la Guardia Costiera libica. Ma è talmente insicuro che perfino i nostri se la scappano a gambe levate.
L'ambasciatore italiano a Tripoli, Giuseppe Perrone, è "rientrato autonomamente in Italia in seguito a proteste in piazza" e "per timori sulla incolumità sua e di alcuni suoi collaboratori" dopo la battaglia tra le milizie a Tripoli. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, intervenendo alle commissioni congiunte Esteri di Senato e Camera. Il titolare della Farnesina ha aggiunto che "l'ambasciata a Tripoli resta aperta e operativa".
"Preoccupazioni sulla sua sicurezza e incolumità personale e di quelli che lavorano con lui consigliano in questa fase di restare in Italia", ha aggiunto il ministro Moavero Milanesi che ha ricostruito anche le fasi che avevano portato a tensioni contro l'Italia per un'intervista rilasciata a una tv libica.
Nell'intervista - ha spiegato il titolare della Farnesina - sono sorti quelli che se fossimo in un contesto italiano definiremmo malintesi".
A seguito di queste manifestazioni ci sono stati manifestazioni di piazza, prese di posizione forti". Per questo quindi "l'ambasciatore ha deciso autonomamente di rientrare" in Italia