Genitori separati dai figli: in 500 fanno lo sciopero della fame contro Trump

Gli adulti rinchiusi nel Karnes nel Texas hanno deciso di non obbedire agli ordini, ma soprattutto di rifiutarsi di mangiare

Migranti in Texas

Migranti in Texas

globalist 1 agosto 2018

La vergogna va avanti. E anche se il miliardario xenofobo che sta alla Casa Bianca ha mano libera, noi speriamo sempre che arrivi un giorno nel quale la sua disumanità gli verra fatta pagare non solo politicamente ma anche di fronte a un tribunale internazionale.
Oltre cinquecento migranti, padri e figli, che mesi fa erano stati separati al confine, hanno deciso di avviare diverse forme di sciopero all'interno dei tre centri di detenzione di Karnes, in Texas. Gli adulti, come forma di protesta per le condizioni ritenute "ingiuste" a cui sono stati costretti, hanno deciso di non obbedire agli ordini, ma soprattutto di fare lo sciopero della fame, rifiutandosi di mangiare. I più piccoli invece manifesteranno non partecipando alle attività scolastiche previste dal programma.Attraverso le proteste, gli attivisti e le famiglie chiedono alle autorità americane di velocizzare le risoluzione legale di ognuno di questi casi di immigrazione, in quanto le vite di queste persone, all'interno dei centri ormai da settimane e mesi, sono ora in un limbo che sta causando dolore e sofferenza.
A rendere pubblici i dettagli dello sciopero, come scrive il Guardian, è stata l'associazione no-profit "The nonprofit Refugee and Immigrant Center for Education and Legal Services", (Raices). Non solo informazioni tecniche, il centro ha condiviso con i giornalisti anche molte testimonianze. Ad esempio, quella di Olivio, del Guatemala, fermato al confine e poi trasferito nel centro di detenzione il 13 maggio scorso.
A lui, le forze dell'ordine avevano assicurato che sarebbe stato separato dal figlio solo per alcuni giorni; ma purtroppo sono già passati oltre due mesi. "Abbiamo deciso di scioperare- ha raccontato- perché siamo tenuti all'oscuro, non sappiamo nulla. Quindi ora vediamo cosa succede". I gruppi di attivisti e molti tra questi migranti lamentano il fatto di esser stati incarcerati e spinti ad accettare l'espulsione, senza aver avuto la possibilità di avviare la richiesta di asilo agli Stati Uniti.