Top

La sfida catalana: quella rivoluzione che l'Europa non ha capito

Anticipiamo un estratto dal libro di Marco Santopadre, giornalista ed esperto di politica internazionale che ha seguito molto da vicino il movimento indipendentista in Catalogna

Imponente manifestazione per l'indipendenza della Catalogna
Imponente manifestazione per l'indipendenza della Catalogna

globalist

16 Luglio 2018 - 09.39


Preroll

di Marco Santopadre

OutStream Desktop
Top right Mobile

 

Middle placement Mobile

Anticipiamo un estratto dall’introduzione de “La sfida catalana. Cronaca di una rivoluzione incompiuta” di Marco Santopadre, Edizioni PGreco, 260 pp, 18 euro

Dynamic 1

Da anni in Catalogna si susseguono mobilitazioni che hanno coinvolto milioni di persone ma generalmente i media si sono occupati della questione in modo discontinuo. Eppure parliamo di una fonte continua di input e motivi di interesse: dall’inizio dell’epopea repubblicana alla mobilitazione contro il golpe di Franco, dal movimento studentesco e operaio che contestava il regime franchista negli anni ’60 e ’70 fino alla rinascita del sentimento indipendentista dopo la morte del Caudillo, dai movimenti sociali che denunciavano l’operazione speculativa rappresentata dalle olimpiadi di Barcellona del 1992 fino agli indignados.
Ma in molti hanno “scoperto la Catalogna” solo quando le immagini delle cariche contro i manifestanti, degli arresti dei dirigenti o degli attivisti indipendentisti, dell’arrivo in Catalogna dell’esercito spagnolo, degli assalti dei poliziotti ai seggi rendevano impossibile parlare d’altro.
Mentre una parte dell’opinione pubblica simpatizzava con i manifestanti, di fronte a un governo che ordinava a polizia e militari d’impedire con la forza l’espressione della volontà democratica, la stampa mainstream si schierava a difesa dello status quo, guidata dalle prese di posizione dei governi europei e dagli interessi economici e geopolitici messi a rischio dalla sfida catalana. I media hanno generalmente evitato di dare una lettura più profonda, complessa e storica di quanto accadeva in Catalogna. E nel commento hanno prevalso le generalizzazioni e le banalizzazioni – ricorrente il richiamo alla “tragedia Jugoslava” e alle presunte similitudini con il nostrano leghismo – con un giudizio immancabilmente negativo nei confronti dei “nazionalisti”. Ma solo di quelli catalani.
Quasi mai si è messa in risalto quantomeno l’esistenza di un assai più ingombrante nazionalismo statale spagnolo, il cui carattere aggressivo è tornato a esprimersi senza freni, approfittando degli eventi per rilegittimare la propria tradizionale visione sciovinista. In pochi si sono presi la briga di indagare la genesi, le caratteristiche, l’evoluzione e il contenuto ideale e programmatico di un movimento che ha messo in crisi il Regno di Spagna e l’Unione Europea. Un vuoto, giornalistico e bibliografico, che “La sfida catalana” intende contribuire a colmare riaprendo un dibattito sul “problema catalano” – in realtà il “problema spagnolo”, cioè di uno Stato incompiuto la cui legittimazione viene perseguita in maniera aggressiva – che nel nostro paese non si è mai realmente sviluppato.
Il movimento indipendentista non è un mero prodotto degli interessi delle classi dominanti catalane, e tantomeno il frutto di un complotto orchestrato da una potenza straniera o dalla grande finanza. La forza e le rivendicazioni del movimento indipendentista catalano non sono il frutto di una creazione politica strumentale da parte di un partito o di un ristretto gruppo sociale. La base sociale indipendentista è vasta e organizzata in associazioni, gruppi, collettivi, movimenti e sindacati, va al di là della militanza dei diversi partiti ed ha forte insediamento territoriale.
Il contenuto programmatico e ideologico dell’indipendentismo catalano non è, in larghissima parte, affatto riconducibile alla visione xenofoba ed essenzialista che anima alcuni – in realtà pochi – movimenti etno-territoriali europei, come la Lega Nord o certe formazioni fiamminghe. Al contrario, il movimento indipendentista catalano – costituito da un arco politico che esclude la destra andando dal centrodestra liberaldemocratico fino all’anticapitalismo di matrice marxista e anarchica passando per la socialdemocrazia – ha un segno prevalentemente progressista e includente, orientato verso la difesa e il rilancio dello stato sociale, la solidarietà e i diritti civili. Esemplificativa è la grande manifestazione tenutasi a Barcellona il 18 febbraio 2017 – la più partecipata d’Europa – su iniziativa di varie realtà sociali, politiche e sindacali, molte delle quali interne al fronte indipendentista, che criticava Madrid per la mancata accoglienza dei rifugiati.
Non solo il cosiddetto procés ha potuto contare su un vasto appoggio popolare nonostante la rischiosa disobbedienza nei confronti delle autorità e della legislazione spagnola, ma ha anche visto un crescente protagonismo di alcune forze della sinistra e dei movimenti sociali.
Se l’Occidente ha guardato con compiacimento – e non ha lesinato il suo sostegno – al proliferare di nuove entità statali ad est dell’ex “cortina di ferro”, negli ultimi anni sembra essere arrivato il turno del lato ovest. Movimenti come quelli catalano, scozzese e corso minacciano di mettere a rischio equilibri che sembravano consolidati e che l’UE si sforza di blindare a costo di perdere legittimazione e consenso. Dal punto di vista ideologico, la difesa dello status quo si poggia su una concezione largamente diffusa, e alimentata dai vecchi nazionalismi statali rivitalizzati e da un nuovo nazionalismo paneuropeo, che descrive i confini esistenti come frutto di processi sostanzialmente naturali, e quindi immutabili e intoccabili.
Ma l’esplosione della questione catalana dimostra quanto la questione nazionale sia ancora vigente e prioritaria, smentendo coloro che preconizzavano il tramonto degli stati nazionali sotto i colpi della globalizzazione. Il sentimento nazionale e le aspirazioni indipendentiste catalane non rappresentano un fenomeno recente, e paradossalmente la repressione degli apparati statali ha prodotto l’effetto contrario rispetto a quello perseguito. La cecità di uno Stato sempre più privo di legittimità ha scatenato in Catalogna la manifestazione di una combattiva e preziosa unità popolare che ha generato un esperimento di contropotere e di democrazia radicale in un momento in cui la democrazia formale, in Spagna come nel resto d’Europa, è spesso ridotta a un simulacro senza appeal.

Native
Box recommendation

Articoli correlati

Outofpage