Libia, Guardia Costiera senza navi, salvagenti e troppi abusi sulla coscienza

Non hanno neanche il carburante per mettere in moto le navi per salvare i migranti. Ma gli abbiamo affidato un compito cruciale. Dimenticando le inchieste dell'Aja e un video choc che vi mostriamo

La guardia costiera libica

La guardia costiera libica

globalist 3 luglio 2018
Scrive oggi Erri De Luca su Twitter con la sua estrema lucidità. "Il mare davanti alla Libia è un mattatoio. Vietati i salvataggi e i salvatori di annegati, siamo ufficialmente annegatori". 
Siamo ufficialmente annegatori. La Guardia Costiera Libica, a cui l'Italia e l'Europa affidano il compito di salvare le vite dei migranti che si imbarcano nei viaggi della speranza per attraversare il Mediterraneo, è "al collasso". "Non abbiamo salvagenti per salvare tutti"

L'sos di Tripoli raccolto dal Times: "Solo tre navi funzionanti ma senza carburante e senza giubbotti". E il numero degli interventi aumenta giorno dopo giorno

Nei giorni scorsi la stessa Guardia costiera tramite il suo portavoce, l’ammiraglio Ayoub Qassem, ha lanciato un allarme: abbiamo capacità deboli, è il senso del messaggio, mancano motovedette e pezzi di ricambio. A disposizione appena tre imbarcazioni funzionanti, che peraltro sarebbero spesso costrette in porto dalla mancanza di carburante

Ma a parte le carenze, c'è dell'altro.

Nei giorni scorsi, l'Onu ha sanzionato sei trafficanti di esseri umani accusati di gestire la rotta dei migranti che dall'Africa, via Libia, porta all'Italia. Uno di questi, Abd al Rahman al Milad, era il capo della Guardia costiera di Zawiya, che viene finanziata anche con i fondi del nostro paese e dell'Unione europea.

"La stessa Guardia costiera che media internazionali e ong accusano di violenze e maltrattamenti proprio nelle operazioni di soccorso. E a cui  il responsabile degli Interni del governo Conte, Matteo Salvini,  ha inviato i Come riportsuoi ringraziamenti, “da ministro e da papà”, per aver riportato in Libia 820 migranti salpati alla volta dell'Italia", scrive Europa Today che cita un articolo del Daily Mail: "che ha riportato in auge le accuse mosse negli scorsi mesi ai metodi “poco umani” usati dalla Guardia costiera libica nei salvataggi. Un video della ong Sea Watch del dicembre scorso ha mostrato come alcuni ufficiali libici tratterebbero le persone soccorse: colpi di bastone ai migranti appena recuperati, minacce e persino un uomo lasciato cadere in acqua e abbandonato. Secondo le accuse della stessa ong, a causa di questi metodi, la Guardia costiera di Tripoli avrebbe causato la morte di decine di migranti".

C'è di più per chi non ha memoria. A luglio dell'anno scorso la la Corte penale internazionale dell’Aja aprì un'inchiesta. Ci sono ocumenti, filmati, testimonianze, rapporti d’intelligence che accusano i guardacoste di Tripoli, recentemente riforniti da mezzi navali italiani, di «crimini contro l’umanità».  L’ultimo episodio acquisito nel fascicolo d’indagine è del giugno 2017 , quando un pattugliatore libico aprì il fuoco, ad altezza d’uomo, contro un vecchio peschereccio carico di migranti. Nel corso della sparatoria, il natante della Guardia costiera di Tripoli, tentò di speronare la nave di una organizzazione umanitaria tedesca intervenuta per soccorrere i migranti.

Siamo ufficialmente annegatori.