Alexandria, la socialista paladina dei poveri e nuova speranza dei democratici

La 28enne ispanica distrugge un pezzo dell’establishment dem nello stato di New York. La pupilla di Sanders ha sconfitto Joe Crowley

Alexandria Ocasio Cortez

Alexandria Ocasio Cortez

Claudia Sarritzu 28 giugno 2018

I democratici nello stato di New York stanno vivendo una rivoluzione interna. E questa rivoluzione è donna, giovane e socialista. Sto parlando dell'attivista 28enne che ha sconfitto Joe Crowley che in molti consideravano come il possibile successore di Nancy Pelosi come capogruppo del partito. Il suo nome è Alexandria Ocasio-Cortez, ha lavorato nella campagna elettorale di Bernie Sanders nel 2016. Il suo trionfo conferma il trend già registrato nelle scorse primarie democratiche che favorisce candidati donne, liberal, esponenti delle minoranze e millennial.
In questo video rilanciato sui social dalla candidata per la sua campagna, Ocasio-Cortez spiega quali sono le sue priorità raccontando la sua storia: “Da donne come me non ci si aspetta che scendano in politica. Non vengo da una famiglia ricca e potente. Mamma portoricana, papà del sud Bronx. Sono nata in un quartiere in cui la zona in cui vivi determina il tuo destino…”.



Alexandria Ocasio-Cortez ha fatto una campagna particolarmente dinamica. Ha contestato Crowley per i suoi legami con Wall Street, per il fatto di non essere sufficientemente vicino alle richieste di un distretto sempre più diverso, da un punto di vista etnico, come quello del Bronx e di Queens.
Ocasio-Cortez, in queste settimane, ha anche viaggiato verso il confine con il Messico, per denunciare le politiche dell’amministrazione in tema di migranti. Il suo sfidante, Crowley, si è invece limitato a definire l’Ice (Customs Enforcement Agency), come una struttura “fascista”.


Alla fine, Alexandria Ocasio-Cortez ha vinto e per la leadership democratica si tratta di un colpo simile a quanto successe ai repubblicani nel 2014, quando alle primarie Eric Cantor, allora numero due del partito alla Camera, perse la candidatura a favore di un esponente del Tea Party, David Brat. Fu, allora, una sorta di anticipazione della svolta conservatrice che i repubblicani avrebbero conosciuto due anni più tardi con l’ascesa di Donald Trump. Per il partito democratico, dove la lotta interna tra sandersiani e clintoniani non si è mai davvero placata, il risultato di New York City potrebbe anticipare una svolta simile, in senso progressista e anti-establishment.