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Libano al voto, la rivincita delle donne: 83 sono le candidate

A nove anni dalle ultime elezioni legislative, si torna alle urne. Ventimila militari schierati dal ministero dell'Interno vigilano perché tutto avvenga in tranquillità. Lunghe code ai seggi

Donne libanesi alle urne
Donne libanesi alle urne

globalist

6 Maggio 2018 - 12.41


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Seggi aperti in Libano per il rinnovo dei 128 seggi del Parlamento, a nove anni dalle ultime elezioni legislative. Sono circa 3,7 milioni gli elettori chiamati alle urne e che potranno votare fino alle 19 ora locale di oggi. I risultati sono attesi domani. Lunghe code si sono formate davanti ai 1.800 seggi in tutto il Paese fin dalle prime ore del mattino. Per garantire la sicurezza, il ministero dell’Interno ha schierato 20.000 uomini delle forze dell’ordine. Si vota con una legge proporzionale, che si inserisce nel particolare contesto multi confessionale libanese, dove un numero prestabilito di parlamentari seggi viene assegnato ad ogni comunità.  Sono in totale 583 i candidati, suddivisi in 77 liste, nei 15 diversi distretti elettorali del Paese. Molte le donne rispetto a nove anni fa, anche se ancora poche rispetto alla popolazione effettiva: sono 83 a fronte delle 12 che si candidarono l’ultima volta. Il presidente libanese Michel Aoun ha rivolto oggi un appello ai suoi concittadini perché esercitino il loro “democratico diritto di voto” indipendentemente da “influenze esterne”. La legge elettorale, che prevede una rigida suddivisione dei seggi parlamentari in base all’appartenenza confessionale, impone ad ogni cittadino di votare nel distretto di origine della famiglia. Molti elettori, soprattutto della capitale, hanno dovuto quindi mettersi in viaggio fin dalle prime ore del mattino per raggiungere località fuori da Beirut. Quelle di oggi sono le prime elezioni dopo nove anni e tre rinvii dovuti alle tensioni createsi in Libano come conseguenza del conflitto civile siriano tra sostenitori e oppositori del regime di Bashar al Assad. I due principali schieramenti in lizza sono quello filo-iraniano e filo-siriano guidato dal partito sciita Hezbollah e quello vicino all’Arabia Saudita e all’Occidente capeggiato dal partito Futuro del primo ministro Saad Hariri. 

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