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Sangue a Gaza: quattro morti, tra loro anche un ragazzino di 15 anni

I palestinesi della Marcia del ritorno provano a sfondare la barriera lungo la Striscia. L'esercito israeliano spara proiettili e gas lacrimogeni. 800 i feriti. L'inviato Onu: questa è una polveriera

Le proteste palestinesi a Gaza
Le proteste palestinesi a Gaza

globalist

27 Aprile 2018 - 15.24


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Un altro venerdì di sangue lungo la Striscia. E’ la quinta settimana. Anche ieri  la marcia del ritorno, appoggiata da Hamas, è stata macchiata dal sangue palestinese. Ci sono quattro morti e sono oltre 800 i feriti.  La quarta vittima è un ragazzo di 15 anni, Azzam Halal Awida, morto per le ferite riportate. Negli scontri sono rimasti feriti almeno 833 palestinesi: di questi, 4 fanno parte del personale medico e sei sono giornalisti, riferisce sempre il ministero della Sanità palestinese. Due feriti sono in gravi condizioni. 
I manifestanti hanno sfondato la recinzione di protezione: i soldati israeliani hanno reagito sparando proiettili e gas lacrimogeni. Lo riferisce il ministero della Salute di Gaza. “Gaza sta per esplodere, e la comunità internazionale deve fare tutto il possibile per evitare un nuovo conflitto di larga scala tra Israele e i palestinesi”. Queste, le preoccupate dichiarazioni di Nikolai Mladenov, dal 2015 inviato speciale dell’Onu per il processo di pace in Medio Oriente. Mladenov ha definito Gaza una “polveriera”, riferendo ai membri del Consiglio di Sicurezza Onu che “le vecchie ferite continuano a sanguinare e ad estendersi mentre noi qui discutiamo, rendendo sempre più probabile una nuova guerra. Quello che sta accadendo a Gaza è una ingiustizia con cui nessun uomo, nessuna donna e nessun bambino dovrebbe fare i conti”. “Le persone – ha continuato Mladenov – non dovrebbero essere condannate a vivere circondate da barriere che non gli e’ permesso attraversare, o acque che non possono navigare”, aggiungendo anche che “Hamas investe in attivita’ militari a discapito della popolazione, e dovrebbe tenere la sua gente lontana dalle barriere che circondano Gaza, per evitare azioni violente”. A sua volta, “Israele dovrebbe riconsiderare l’utilizzo della forza e minimizzare l’uso di proiettili letali, che dovrebbero essere solo una opzione di ultima istanza”.

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