Buon 25 aprile dai partigiani curdi che lottano contro l'Isis e per la libertà

In Italia si festeggia la Liberazione. Ma non dimentichiamo la resistenza di chi vuole pace e diritti civili

I combattenti curdi di Ypg e Ypj

I combattenti curdi di Ypg e Ypj

globalist 25 aprile 2018

Il 25 aprile lo festeggiano anche loro. Perché i curdi sono i protagonisti di una vera e propria lotta di Resistenza. Contro l’Isis, contro i jihadisti assoldati da Erdogan, contro tutte le forme di oppressione.
Una battaglia militare, politica e anche culturale: Sarà facile demolire una tradizione millenaria? Certo che no. Sara una battaglia. Non certo - almeno si spera - combattuta con le armi ma con la cultura e con il dialogo.
In occasione del 25 aprile rilanciamo le parole delle eroine del Rojava, la regione del nord della Siria a maggioranza cura che reclama autonomia , dove la presenza delle donne nella società civile è all'ordine del giorno. Tant'è che le combattenti curde delle Unità di protezione delle donne (Ypj) hanno un ruolo anche nella campagna per la liberazione di Raqqa dallo Stato Islamico.
Ha spiegato Heidiya Yousef, militante delle donne curde: "Le donne curde stanno combattendo da vere e proprie eroine. E sapete perché? Abbiamo una grande forza di volontà. Ragazze di 18 o 20 anni che hanno fatto la loro scelta".
Ma non si tratta di una scelta facile: la loro presenza da donne in divisa militare e, comunque, da donne libere dai vincoli è vista con sospetto da molti strati della società che non concepiscono la parità tra i sessi. E infatti, mentre si deve ancora combattere per liberare quelle terre dallo Stato Islamico c'è una battaglia che si prospetta: quella contro la poligamia e lo strazio delle spose bambine.
Ha spiegato ancora Heidiya Yousef: "Le donne sono oppresse da millenni e non è facile per loro percepire il senso dei diritti". Per questo le forze politiche del Rojava stanno ipotizzando una serie di progetti per resituire alle donne un ruolo preciso nella società: dalle case delle donne nelle città arabe e curde a istituzione che tutelino i diritti.
Per far questo occorre molta pazienza ma anche infrangere con decisione alcune regole religiose e tribali, intimamente legate al senso dell'onore, che opprimono i diritti delle donne e hanno sempre consentito la poligamia e le spose bambine.