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In Cina migliaia di esecuzioni, 993 nel mondo: i dati sulla pena di morte di Amnesty international

L'Africa subsahariana "faro di speranza": nel 2017 si è registrato un significativo decremento delle condanne a morte

Rapporto Amnesty International
Rapporto Amnesty International

globalist

12 Aprile 2018 - 12.18


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993 esecuzioni registrate nel mondo nel 2017, avvenute in 23 Paesi, a cui vanno aggiunte le migliaia che si ritiene abbiano avuto luogo in Cina ma di cui non si hanno numeri certi. Sono i drammatici dati del rapporto annuale sulla pena di morte nel mondo di Amnesty International.
“Negli ultimi 40 anni – ha detto Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International – abbiamo assistito a mutamenti positivi rispetto all’uso globale della pena di morte, ma occorrono altre misure urgenti per fermare l’orribile pratica dell’omicidio di stato”.
La Cina – sottolinea il rapporto – è rimasta nel 2017 lo Stato dove si eseguono la maggior parte delle condanne a morte ma la reale dimensione dell’uso della pena capitale nel Paese asiatico è sconosciuta, poiché i dati relativi sono considerati segreto di Stato. Per questo il totale di 993 esecuzioni avvenute nel mondo”non comprende le migliaia che si ritiene abbiano avuto luogo in Cina”.
Amnesty “ha rinnovato la sfida alle autorità cinesi di essere trasparenti e rendere tali informazioni disponibili al pubblico. Abbiamo monitorato l’uso della pena di morte nel corso dell’anno così come le sentenze giudiziarie inserite nel database nazionale pubblico, il China Judgements online della Corte suprema del popolo”.
“Ancora una volta Amnesty International ritiene che la Cina sia il paese che esegue la maggior parte delle sentenze capitali nel mondo, mettendo a morte più persone rispetto al resto degli stati in cui è in vigore messi insieme”.
I dati nel mondo
Nel 2017, rispetto ai record negativi degli ultimi anni, le esecuzioni e le condanne a morte registrate a livello globale risultano in calo. A fare grandi passi avanti – secondo quanto riferito da Amnesty – è stata l’Africa subsahariana, “faro di speranza” dove si è registrato un significativo decremento delle condanne a morte e dove ora sono venti gli Stati abolizionisti.
Di fronte ad almeno 21.919 prigionieri in attesa di esecuzione nel mondo, Amnesty International segnala nel suo rapporto che, nonostante il calo di condanne ed esecuzioni registrato lo scorso anno, “non è il momento di abbassare la guardia”, in quanto in ogni caso, nel 2017, “non sono mancate tendenze preoccupanti” circa il suo uso nel mondo.
Amnesty International ha registrato nel 2017 almeno 993 esecuzioni in 23 paesi, il quattro per cento in meno rispetto alle 1032 esecuzioni del 2016 e il 39 per cento in meno rispetto alle 1634 esecuzioni del 2015, il più alto numero dal 1989.
Dopo la Cina la maggior parte delle esecuzioni ha avuto luogo, nell’ordine, in Iran, Arabia Saudita, Iraq e Pakistan. Questi ultimi 4 Paesi sono responsabili dell’84% di tutte le esecuzioni registrate.
Amnesty sottolinea che nel mondo, 142 Paesi hanno abolito la pena di morte per legge o nella pratica. Le esecuzioni sono notevolmente diminuite in Bielorussia (del 50%, da almeno quattro ad almeno due), Egitto (20% in meno), Iran (11%), Pakistan (31%) e Arabia Saudita (5%) mentre sono raddoppiate o quasi raddoppiate in Palestina (da tre a sei nella Striscia di Gaza), Singapore (da quattro a otto) e Somalia (da 14 a 24, la metà delle quali nel Puntland).
Nella regione subsahariana, la Guinea è diventata il ventesimo stato abolizionista per tutti i reati, il Kenya ha cancellato l’obbligo di imporre la pena di morte per omicidio e Burkina Faso e Ciad si stanno avviando a introdurre nuove leggi o a modificare quelle in vigore per abrogare la pena capitale.
“I progressi dell’Africa subsahariana – ha sottolineato ancora Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International – rafforzano la posizione della regione come faro di speranza e fanno auspicare che l’abolizione di questa estrema sanzione, crudele, inumana e degradante sia in vista”.
Ma Amnesty riferisce anche che, in contrasto con quanto prevede il diritto internazionale, 15 Stati hanno emesso o eseguito condanne a morte per reati connessi alla droga, con un numero record nella regione Medio Oriente-Africa del Nord, mentre la regione Asia-Pacifico si conferma quella col maggior numero di stati che usano la pena di morte per quel genere di reati.
L’organizzazione sottolinea che l’impatto dei passi avanti registrati nel 2017 si vedrà nei prossimi mesi e anni, ma “la circostanza che alcuni stati abbiano compiuto passi indietro o abbiano minacciato di farlo rende la campagna per l’abolizione della pena di morte più necessaria che mai”.

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