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Alfie Evans, due ospedali si fanno avanti. Ma da Liverpool nessun dietrofront

Sia l’Istituto neurologico “Carlo Besta” di Milano sia l’Ospedale Bambino Gesù di Roma potrebbero accogliere il bambino inglese per il quale la giustizia inglese ha decretato il distacco della ventilazione.

Alfie Evans
Alfie Evans

globalist

6 Aprile 2018 - 16.56


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Sono l’Istituto neurologico “Carlo Besta” di Milano e l’Ospedale Bambino Gesù di Roma le due strutture sanitarie italiane disponibili ad accogliere Alfie Evans, il bambino di 23 mesi, di nazionalità britannica, ricoverato all’Alder Hey Hospital di Liverpool e per il quale i giudici, su richiesta dei medici, hanno autorizzato la sospensione della ventilazione assistita che contribuisce a mantenerlo in vita.

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La disponibilità del “Carlo Besta” è stata resa nota da Filippo Martini, vicepresidente di “Giuristi per la vita”, associazione composta da avvocati e studiosi di diritto che si prefigge di promuovere, difendere e tutelare il diritto alla vita di ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale: “Abbiamo appena inoltrato alla direzione dell’Alder Hey Hospital e ai loro legali, la manifestazione di disponibilità da parte dell’Istituto neurologico “Carlo Besta” di Milano per una “second opinion” nell’interesse del piccolo Alfie”, ha scritto in un post su Facebook rispondendo ad una sollecitazione arrivata da Liverpool dallo stesso Thomas Evans, papà di Alfie, che da lungo tempo ha stretto raccordi con alcune delle realtà italiane più attive in questo campo. “Caro Tom Evans – scrive Martini rispondendo alla richiesta di ‘fare qualcosa’- certo che stiamo facendo tutto il possibile. Attendiamo e speriamo in un riscontro. Tra poche ore – aggiunge Martini – dovrebbe pervenirci anche la disponibilità analoga da parte del Bambin Gesù di Roma”.

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Da Liverpool arrivano però segnali che non propendono per una soluzione del caso con un trasferimento aereo. Una nota ufficiale dell’ospedale britannico non fa alcun cenno infatti all’ipotesi di trasferimento, ma commenta solamente la procedura necessaria per concordare e giungere ad una data definitiva nella quale procedere al distacco del respiratore. Una indicazione quanto mai eloquente di quali potrebbero essere gli sviluppi del caso.
“Comprendiamo – di legge nella nota dell’ospedale di Liverpool – che questo è un momento incredibilmente difficile per la famiglia di Alfie e continuiamo a supportarli in ogni modo possibile. Comprensibilmente, c’è molto interesse in questo caso ma, nonostante i tentativi, non è mai stata concordata una data per il ritiro del trattamento per Alfie con la sua famiglia. Dopo un lungo e difficile processo legale, i tribunali hanno stabilito che le condizioni di Alfie sono irreversibili e non curabili e che continuare il trattamento non è nel suo migliore interesse. Cerchiamo sempre di raggiungere un accordo con i genitori sul piano di cure palliative più appropriato per il loro bambino, ma purtroppo, in questo caso, non siamo stati in grado di farlo. Di conseguenza, dobbiamo tornare alla High Court, come legalmente richiesto, per ottenere indicazioni su una data in cui ritirare il trattamento da Alfie”. “Vorremmo nuovamente chiedere – si legge ancora nel testo – che la privacy della famiglia di Alfie sia rispettata in questo momento. Comprendiamo che questo caso è altamente emotivo e molte persone sono interessate alla situazione di Alfie. Stiamo ricevendo una quantità senza precedenti di domande, dubbi, commenti e domande sui social media, via telefono, e-mail e di persona. Dobbiamo chiarire che Alder Hey non farà commenti su Alfie o il suo trattamento a nessun membro del pubblico. Chiediamo che il nostro personale sia trattato con rispetto”.
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