Tribunale federale dice sì alla denuncia contro Trump per conflitto d'interessi

Il procedimento si basa sul fatto che il presidente, in funzione del suo ruolo, accresce i suoi guadagni da soggetti stranieri. Come quelli che, in visita alla Casa Bianca, vanno nel suo hotel di lusso

Brian Frosh, procuratore del Maryland

Brian Frosh, procuratore del Maryland

globalist 29 marzo 2018

Un tribunale federale del Maryland ha decretato, ieri, che può essere intentata una causa nei confronti di Donald Trump, per avere approfittato del suo ufficio presidenziale per accumulare guadagni finanziari dall'estero in violazione della Costituzione.


Lo hanno reso noto i presentatori della denuncia, il procuratore generale del Maryland. Brian Frosh ed il suo omologo di Washington, Karl Racine, che, nel giugno del 2017, avevano mosso l'accusa.
"Abbiamo vinto il primo round! Il nostro caso potrebbe andare avanti'', ha detto Frosh per commentare la decisione del tribunale federale del Maryland.
Silenzio dalla Casa Bianca, che ha detto di non avere mai commentato iniziative giudiziarie.
Frosh e Racine accusano Trump di accettare pagamenti da governi stranieri attraverso il suo impero immobiliare, mentre la "clausola sugli emolumenti" nella Costituzione degli Stati Uniti vieta a chiunque in un ufficio pubblico di "accettare regali, emolumenti, cariche o titoli di qualsiasi tipo da un re, principe o stato straniero" senza il consenso del Congresso.
I denuncianti osservano, per esempio, che le delegazioni straniere hanno preferito soggiornare al Trump International Hotel aperto l'anno scorso da Trump vicino alla Casa Bianca, ponendo un problema di concorrenza per altri hotel di lusso nella regione.
Si prevede che la denuncia aprirà una lunga battaglia legale in cui i democratici chiederanno che sia resa nota la dichiarazione dei redditi di Donald Trump, cosa che il presidente ha sempre rifiutato di fare. Dopo essere entrato in carica a gennaio 2017, Donald Trump ha affidato ai suoi figli il controllo quotidiano della sua attività, ma ha mantenuto tutte le sue quote nella Trump organization.
Una prima causa, presentata a New York dall'ong Cittadini per la responsabilità e l'etica a Washington, è stata respinta nel dicembre 2017. Il giudice federale George Daniels aveva considerato che l'ong non poteva essere "vittima" della presunta violanzione della legge, sottolineando che spetta al Congresso, e non alla giustizia ordinaria, decidere se un presidente possa "continuare a riscuotere entrate dalla sua attività con governi stranieri senza l'autorizzazione del Congresso".
Questo è ciò che il Dipartimento di Giustizia, agendo per conto Trump, ha eccepito davanti al tribunale federale del Maryland. Ma il giudice Messitte ha respinto questa richiesta di rigettare la denuncia, dicendo che c'era il rischio che il presidente possa  continuare a ricevere questi emolumenti "con impunità" se il Congresso - controllato dai repubblicani, ''decidesse di non decidere''.