In Egitto 60 milioni alle urne per rieleggere al Sisi alla presidenza

Un solo sconosciuto antagonista del presidente e quindi sessun dubbio sull'esito del voto. La sola incognita è legata alla percentuale dei votanti. Per alzarla i seggi resteranno aperti tre giorni

Al Sisi

Al Sisi

globalist 24 marzo 2018

Da lunedì, e per tre giorni, sessanta milioni di egiziani si recheranno alle urne per le elezioni presidenziali, ben sapendo che l'esito è già scritto e che la vittoria andrà ad Abdel Fattah al Sisi, che così potrà avere il secondo mandato.
I sondaggi sono univoci nel dare una amplissima vittoria al presidente alla fine del voto, previsto dal 26 al 28 marzo. Con 100 miioni di abitanti, l'Egitto è il Paese arabo più popoloso.
Per gli elettori, la scelta è ristretta tra al Sisi, 63 anni e strafavorito dai sondaggi, e un uomo sconosciuto al grande pubblico, Moussa Mostafa Moussa, 65 anni, che, uno dei più fervidi sostenitori del presidente, ha deciso di candidarsi per evitare allo stesso al Sisi una corsa solitaria, che sarebbe stata imbarazzante.
Per capire il clima della consultazione basta leggere il pnesiero di Mostafa Kamal el Sayed, professore di scienze politiche all'Università del Cairo, che sottolinea come la maggioranza degli elettori ''nemmeno sa chi sia Moussa''.
Da parte sua il presidente, in una intervista televisiva di qualche giorno fa, ha detto che l'assenza di concorrenti seri non era una sua responsabilità. "Mi sarebbe piaciuto avere uno, due, tre o dieci dei migliori candidati", ha detto.
Nel 2014, Abdel Fattah al-Sisi aveva avuto un unico concorrente, Hamdin Sabahi, vecchia figura di sinistra, che certo aveva di un più alto profilo rispetto a Moussa Mostafa Moussa, che dirige il partito Al-Ghad, di fatto fiancheggiatore del presidente.
La ''incertezza'' della passata edizione è certificata dalla percentuale ottenuta dall'ex marescallo al-Sisi, ''appena'' il 96,9% dei voti.
L'importanza delle elezioni è quindi relativa solo alla percentuale dell'affluenza, che nel 2014, era stata del 37 per cento. Per elevarla (almeno fino al 45 per cento) è stato deciso di estendere le operazioni di voto da due a tre giorni.
Mostafa Kamal el Sayed ritiene che essendo il risultato scontato, questi ''non incoraggia gli egiziani a votare. E non c'è stata campagna".
Cosa non completamente vera perché al Sisi ha moltiplicato le sue apparizioni pubbliche, soprattutto in occasione di eventi coperti dalla televisione. E d'altra parte i giornali seguono passo passo tutte le sue attività. Insomma, poco o nulla - da questo punto di vista - sembra essere cambiato dai tempi di Hosni Mubarak.
Le città, in particolare Il Cairo, sono inondate di ritratti del capo dello stato, oggetto di un vero culto della personalità. Pochi manifesti, invece, per Moussa Mostafa Moussa.
Molti egiziani, compresi i commercianti, hanno preso l'iniziativa di acquistare e mettere bene in vista nei loro negozi ritratti del presidente, che ritengono essere l'artefice della pace tornata nel Paese dop la rivoluzione che rovesciò Mubarak.
Ma ad incidere potrebbe essere la crisi economica, che al Sisi si era impegato a risolvere e che invece è persistente. Nel 2016 è stato avviato un ambizioso programma di riforme per ottenere un prestito di 12 miliardi i dollari dal Fondo monetario internazionale. Una dele riforme ha riguardato la fluttuazione della valuta nazionale, che ha portato a un forte aumento dei prezzi che colpisce le famiglie egiziane.
Allo stesso tempo, se l'Egitto ha riguadagnato una qualche forma di stabilità politica, il Paese (che è stato colpito da numerosi sanguinosi attacchi jihadisti negli ultimi anni) deve ancora affrontare importanti sfide alla sicurezza.
Lo scorso novembre, il presidente Abdel Fattah al-Sisi, dopo l'ennesimo attentato, ha dato un termine di tre mesi a capo di stato maggiore e ministro degli Interni per ripristinare la sicurezza nel nord della penisola del Sinai, dove opera una filiale dell'Isis. Ad oggi la campagna ha portato alla neutralizzazione di oltre 100 jihadisti, ma a fronte di 20 militari morti.