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Dopo averlo coccolato, la stampa anglosassone volta le spalle a Zuckerberg

Al fondatore di Facebook non viene perdonato il modo scelto per 'scusarsi, ma non troppo'. Un problema che cancella anche le sue ambizioni politiche

Mark Zuckerberg
Mark Zuckerberg

globalist

22 Marzo 2018 - 16.51


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Per anni è stato lodato, incensato, coccolato dalla stampa, soprattutto quella anglosassone che in lui vedeva il prototipo del bravo ragazzo, uno di quelli che non sa fare nemmeno le marachelle, tanto è simpatico e buono. Ma lo scandalo del drenaggio di dati personali, raccolti per condizionare elettori ed elezioni, sembra avere mutato il giudizio su Mark Zuckerberg di cui non è stata apprezzata la tattica di difesa della sue scelte, ma soprattutto del suo portafoglio, essendo lui il dominus della piattaforma social.

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La sua difesa non è piaciuta alla stampa di lingua inglese, perché il suo discorso è apparso scontato, al limite della non sincerità, e comunque non ha certo messo a tacere i tanti che lo contestano per avre consentito o creato le condizioni grazie alle quali Cambridge Analytica ha messo in cassaforte i dati di 50 milioni (ma per qualche analista il dato è per difetto) utenti della piattaforma creata da Zuckerberg per finalità oscure, a dire poco.
Oggi tutti dicono che la settimana fatta passare dai primi articoli di The Guardian e New York Times non può essere giustificata dalla necessità di indagare, scremare, filtrare, capire.
Il suo post su Facebook e l’intervista che ha rilasciato spiegano poco o nulla di come Cambridge Analytica, società britannica vicina a Donald Trump per il tramite di Steve Bannon, abbia potuto agire impunemente. Quella di Zuckerberg è sembrata una difesa presentata  perché altrimenti non si poteva fare, per lui che della comunicazione e del veicolare le informazioni ha fatto il suo credo.
La rivista specializzata americana Wired ha scritto che le “scuse” del capo di Facebook utilizzano “il buon vecchio mea-culpa-ma-non-troppo”, tenuto conto che proprio Zuckerberg nel 2016 aveva definito “pazza” l’idea – che pure qualcuno cominciava a sostenere – che false informazioni avessero condizionato i risultati delle elezioni presidenziali americane. Oggi ha parlato di ”errori del passato” e condannato Cambridge Analytica, come se un errore siccome appartiene al passato non debba essere ammesso e, soprattutto, pagato.
E poco vale il discorso che dal 2014 erano state rafforzate le regole di utilizzo per aziende terze, proprio nel periodo in cui la società brutaniza razziava dati sensibili.
“È ragionevole – scrive Wired -, ma la grande domanda è quella di sapere se Facebook porta una responsabilità che consentiva a soggetti malintenzionati come Cambridge Analytica di fiorire”.
L’analisi ricalca in qualche modo quella del Guardian, con il NYT a scoprire il verminaio generato dalla creature di Zuckerberg.
Per il giornalista John Harris si tratta di “uno scandalo che Facebook si è costruito da solo”. “Questo casino era inevitabile. Facebook – è la stilettata di Harris – ha lavorato instancabilmente per raccogliere quanti più dati possibili sui propri utenti e prendere vantaggio”.
Per The Guardian le colpe di Fecebook sono state essenzialmente due: non avere avvertito i suoi utenti della possibilità/certezza che i loro dati personali potessero essere razziati da soggetti che avevano disegni non legali; non avere, soprattutto, fatto abbastanza per proteggerli .
Parole che lasciano chiaramente intendere che per The Guardian è ormai stantio il modello del business di Facebook, che, volendo ”avvicinare il mondo”, si basa quasi esclusivamente sulla raccolta di dati personali e il loro sfruttamento a scopi pubblicitari.
Il sito americano Quartz rileva che Mark Zuckerberg “ha dimenticato di scusarsi” nel suo post: “Non si è scusato esplicitamente per aver messo in pericolo i dati di 50 milioni di utenti di Facebook, preferendo dire che la compagnia si sta muovendo da molto tempo per evitare un’altra debacle simile”.
Anche il New York Times la pensa allo stesso modo e, in un articolo molto misurato , rileva che ” la dichiarazione (di Zuckerberg, ndr) in risposta alla salva di critiche non era una di vere scuse”.
Conosciuto per il suo tono satirico, il sito The Register è più graffiante : “La tanto attesa risposta di Mark Zuckerberg: Va tutto bene! Approssimativamente, tutto è riparato! Facebook è fantastico! Tutto va bene sotto il cofano! “
La CNN, parlando della vicenda, ha toccato un argomento che, nelle scorse settimane, aveva appassionato giornali e gente comune: la possibilità che Mark Zuckerberg potesse candidarsi alla Casa Bianca nel 2020. Il commento del canale all news è stato caustico: la star della Silicon Valley nel giro di poco tempo è passato da speranza a calamità politica.

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