Il maneggione Sarkozy davanti alla giustizia francese ed alla Storia

Il fermo eseguito nei suoi confronti potrebbe essere conseguenza di nuove prove sul finanziamento libico della sua campagne elettorale. Come risponderà alle accuse?

Nicolas Sarkozy
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Diego Minuti Modifica articolo

20 Marzo 2018 - 09.17


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Il fermo di polizia giudiziaria dell’ex presidente francese Nicolas Sarkozy nell’ambito dell’inchiesta sul presunto finanziamento libico della sua campagna presidenziale del 2007, che lo portò all’Eliseo, è il naturale sbocco di indagini che, partite nel 2013, sono andate avanti forse non velocemente, ma acquisendo, col passare del tempo, sempre maggiori elementi che potrebbero avere alla fine inchiodato lo statista.
Tecnicamente il fermo di Sarkozy può protrarsi sino a 48 ore. Dipende dalla massa e profilo dei documenti in possesso dei magistrati (nell’inchiesta sono stati impegnati diversi giudici istruttori di Parigi) e soprattutto dalla voglia o disponibilità dell’indagato a collaborare. Avendo ben presente che questa inchiesta potrebbe spazzare ogni residua speranza di rilanciarsi sulla scena politica francese. Saranno le risposte che darà a spingere gli inquirenti al passo successivo, quello di portarlo davanti al magistrato per l’incriminazione formale.
Dopo che nel 2012 un reportage di Mediapart lumeggiò lo scenario di un possibile finanziamento libico per Sarkozy le indagini hanno preso avvio, registrando progressi dovuti anche al mutato scenario internazionale ed anche interno alla politica francese.
A dare la prima vera spallata all’immagine dell’ex presidente furono le dichiarazioni dell’intermediario Ziad Takieddine che, nel 2016, aveva detto di avere fatto lo ‘spallone’ portando, tra la fine del 2006 e l’inizio del 2007, cinque milioni di euro consegnati a Sarkozy ed a Claude Gueant. Parole che si sono aggiunte ad altre che hanno contribuito, con il procedere delle indagini, alla definziione d un quadro accusatorio inequivocabile.
Il ”marcio” della politica spregiudicata di Sarkozy è quindi venuto a galla, anche perché coloro che prima gli erano amici o lo avevano sostenuto – per fini politici o peggio – hanno cominciato a prendere le distanze, marcando – come ha fatto Bashir Saleh, cervello finanziario di Gheddafi e anello di congiunzione tra Francia e Libia – una sostanzale differenza tra il Sarkozy presidente e quello dai comportamenti da maneggione della politica.
Lo stesso Saleh che, di fronte a due differenti dichiarazioni sul presunto finanziamento di Sarkozy e Gheddafi, ha detto di avere sempre creduto che la verità fosse nelle parole dell’ex dittatore libico.
Certo, la piega che hanno preso oggi le indagini induce a qualche riflessione su cosa possa essere accaduto di recente che abbia determinato gli inquirenti ad un passo eclatante, come mettere in custodia un ex presidente della repubblica, screditato sin che si vuole, ma pur sempre antico inquilino dell’Eliseo.
Ci sono state nuove prove del finanziameno o da Tripoli sta spirando un nuovo vento di collaborazione?
Come che vadano le cose, ora Nicolas Sarkozy si trova a doversi difendere da domande che provengono da due distinti scranni: quello giudiziario e quello della Storia. Con il secondo direttamente condizionato dalle conclusioni del primo. Sarkozy deve rispondere agli interrogativi su chi e come abbia finanziato la campagna elettorale per portarlo all’Eliseo e, di conseguenza, anche con che scopo. Avere solo un ”amico” all’Eliseo o qualcuno da tenere al guinzaglio, magari sotto la minaccia di svelare i canali della corruzione? Oppure fare uscire la Libia dall’isolamento internazionale seguito alle accuse di foraggiare il terrorismo?
Ipotesi che dovranno pure formare un plausibile quadro accusatorio, sempre che le indagini vadano in questo senso. Di certo, però, c’è una presidenza discussa – dentro e fuori i confini di Francia – che ha avuto un peso notevole anche nell’evoluzione della situazione internazionale. Come quando Sarkozy ha impugnato la bandiera della democrazia mettendosi alla guida della crociata anti-Gheddafi. Che poi questo rigurgito di democrazia sia arrivato dopo che Gheddavi aveva risposto con un cortese ‘no, grazie’ alla pressante istanza di Sarkozy di comprare i caccia francesi Rafales – con una commessa a moltissimi zeri – è solo una innocente considerazione a posteriore.
Ora Sarkozy, ex presidente, è solo il cittadino Sarkozy, senza nessuna evocazioni rivoluzionarie. Due le strade davanti a lui: ammettere, tirando fuori, dignità e onestà, le sue responsabilità, facendo così, almeno da un punto di vista processuale, una gran bella figura, oppure scaricare tutto sugli ‘sherpa’ della sua campagna elettorale?

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