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In Etiopia la protesta dei giovani Oromo mette alle corde il potere, chi c'è dietro di loro?

Da due anni le dimostrazioni paralizzano la regione più grande Paese chiedendo democrazia e più peso politico, ma resta il mistero di chi guidi un movimento troppo organizzato per essere spontaneo

Le proteste dei giovani oromo ad Adama
Le proteste dei giovani oromo ad Adama

globalist

14 Marzo 2018 - 10.32


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”Determinati a morire liberi piuttosto che vivere come schiavi”: questa frase sintetizza il manifesto che sta animando, ormai da molti mesi, le proteste anti-governative dei giovani nell’Oromia, la più grande provincia del’Etiopia. Gli scioperi si susseguono come quello che ha paralizzato la città di Adama, a 90 chilometri dalla capitale Addis Abeba, e che è stato indetto per protestare contro lo stato di emergenza ratificato dalla camera bassa del parlamento il 2 marzo. E’ stato il secondo sciopero in meno di un mese. Il primo era riuscito ad ottenere il rilascio del dissidente Bekele Gerba.

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”Noi abbiamo molto potere!”, dice Ipsa, un contabile di 27 anni.
I ”noi” sono i qeerroo, i giovani della regione di Oromia che hanno lanciato la chiamata allo sciopero. Per diversi mesi, le proteste nella regione, roccaforte della protesta

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anti-governativa, sono state sotto la loro bandiera. Nella lingua dell’Oromo qeerroo significa “giovane non sposato”. Ma per la maggior parte di loro, questa parola significa molto di più. “Siamo combattenti per la libertà”, dice uno studente. “Agenti di cambiamento”, osa affermare un altro.
I qeerroo sono in prima linea nelle dimostrazioni contro il potere etiopico. La proteste si protraggono da più di due anni e la repressione ha provocato la morte di quasi un migliaio di persone tra il 2015 ed il 2016.
Nel loro manifesto disponibile online, i qeerroo sostengono di lottare per la democrazia e una maggiore rappresentatività della comunità di Oromo, che è stata emarginata per decenni. Per molti, la loro protesta è anche una difesa della disillusa gioventù etiope. “È un movimento sociale”, riassume un politico.
La loro crescente influenza preoccupa il governo centrale: la polizia federale ha annunciato a gennaio l’apertura di un’indagine su questi giovani, accusati di voler destabilizzare il Paese. Da un po’ di tempo le loro richieste sono diventate sempre più vivaci e le loro chiamate all’azione sono state seguite in maniera massiccia in tutta la regione dell’Oromia. Scioperi e blocchi stradali hanno paralizzato l’economia etiope per alcuni giorni.
La diffusione dei messaggi sui social network da parte di attivisti della diaspora ha ulteriormente aumentato la loro potenza di fuoco. Ciò accadeva prima che la connessione a Internet fosse completamente isolata nelle regioni: l’Internet mobile era già disponibile dalla fine del 2017. Tuttavia, i qeerroo sono riusciti ad organizzarsi ed a lanciare, il 12 marzo, un blocco stradale, che ha colpito i camion cisterna che trasportano benzina, per chiedere l’immediata revoca dello stato di emergenza.
Nessuno sa davvero chi c’è dietro questo movimento. “Agiscono nell’ombra”, assicura un ragazzo, mentre un altro aggiunge: “nessuno vuole esporsi. Se dici che tale persona è il capo, potrebbe essere arrestata. Ancora peggio”.
Se nessun leader viene identificato, viene spesso menzionato un nome: quello di Jawar Mohammed, direttore esecutivo di Oromia Media Network (OMN), un canale televisivo vietato in Etiopia con sede negli Stati Uniti. Questo controverso ‘araldo’ oromo è stato il primo a trasmettere gli appelli dei qeerroo su Twitter e Facebook, dove ha più di un milione di abbonati. Sarebbe parte di un “comitato centrale” con una composizione misteriosa, secondo un giovane Oromo che si definisce coordinatore del movimento nella città di Adama. Questo comitato emanerebbe ordini da Addis Abeba – e quindi all’estero – che sarebbero poi valutati da altri ideologi nella regione. Informazione difficile da verificare.
Sul campo, questa nebulosa sarebbe più gerarchica di quanto non sembri, con i capi locali di quartiere e i giovani responsabili della diffusione delle informazioni: sms, chiamate, porta a porta e bocca a bocca hanno sostituito le reti virtuali.

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