La cieca burocrazia di Trump: via palestinese da 39 anni in Usa, affermato imprenditore e cittadino modello

A fianco Amer Adi, che negli anni ha dato lavoro a centinaia di persone, è scesa una intera cittadina dell'Ohio, ma non c'è stato nulla da fare contro gli implacabili funzionari dell'immigrazione

Amed Adi

Amed Adi

Diego Minuti 8 marzo 2018

La burocrazia, di per sè, è implacabile e non solo perché pretende, giustamente, che tutta la palude di leggi e regolamente venga rispettata. C'è però chi usa il buon senso, quando l'applicazione delle leggi diventa disumana. Ma se dietro la ferocia con cui si dà attuazione alle leggi c'è anche una chiara volontà politica, il cocktail che ne viene fuori è letale.
Amer Adi ha 57 anni, è palestinese d'origine e viveva a Youngstown, nello Stato dell'Ohio. Aveva alle spalle una famiglia felice, una moglie americana e quattro figlie, cui aveva regalato l'agiatezza con le sue attività imprenditoriali. Ma aveva un piccolo problema: sino ad oggi non era riuscito a regolarizzare la sua posizione, quella benedetta 'carta verde' che gli avrebbe consentito di sentirsi anche amministrativamente americano. Lui che paga le tasse, che, come hanno detto in molti, soprattutto uomini politici, è un pilastro della comunità di una cittadina profondamente colpita dalla crisi economica. In questi anni Amer Adi ha cercato di regolarizzare la sua situazione, brigando a destra e a manca per avere quel documento. Ma non c'è stato nulla da fare e la situazione è diventata insostenibile con l'arrivo di Donald Trump alla casa Bianca, fautore di una stretta all'immigrazione illegale. E poco è importato ai funzionari del servizio immigrazione se Amer Adi nei 39 anni di permanenza in America è stato un cittadino modello, dalla fedina penale immacolata e con tanti crediti da parte della comunità. Era irregolare e quindi non poteva restare più negli Stati Uniti, nella città dove ha dato lavoro a molti e dove sono nate e cresciute le sue figlie.
A fine gennaio tutti i tentativi di ottenre una revisione del procedimento, tutte le tattiche dilatorie sono arrivate al capolinea e le porte degli Stati Uniti gli si sono chiuse alle spalle. E' stato accompagnato dagli agenti all'aeroporto di Cleveland, prima tappa del viaggio verso la meta finale, Amman, dove vive la parte della sua famiglia rimasta in Giordania dopo essere fuggita dalla Palestina.
A poco è servito ad abbattere la sua disperazione il fatto di avere trovato ad attenderlo l'anziana madre, su una sedia a rotelle, mentre le donne della famiglia facevano risuonare, nella sala dell'aeroporto giordano, gli 'youyou' con cui le arabe celebrano felicità, ma anche rabbia. Tornando a distanza di venti anni dall'ultima volta e vedendo la madre, Amer non ha saputo fare altro che scoppiare in un pianto, lungo e lacerante.
Amer Adi, quando racconta quanto gli è accaduto, anche a distanza di mesi non riesce a farsene una ragione. Durante un incontro che lui pensava di routine con un funzionario dell'immigrazione, da cui si aspettava di ricevere la ramanzina di prassi per non avere ancora regolarizzato la sua situazione, si è sentito dire, senza preamboli, ''Sei in arresto, ti metteremo sotto chiave e avvieremo le procedure di espulsione".
I problemi di Adi con l'immigrazione americana risalgono ai prini anni '90 quando non gli è stata rinnovata la carta verde, mettendolo quindi in una condizione di irregolarità. Un mancato rinnovo legato all'accusa di avere contratto un matrimonio di convenienza con una donna americana. Cosa che lui ha sempre negato, dicendo che aveva un regolare permesso di lavoro e che pagava le tasse.
Anche perché, dopo quel primo matrimonio, finito con un divorzio, ne è seguito un altro, con Fidaa Musleh, che da 30 anni è al suo fianco e che, per continuare a farlo, ha lasciato in Ohio le quattro figlie. A nulla è valso uno sciopero della fame con cui Amer ha cercato di attirare su di sè l'attenzione dell'opinione pubblica.
I due pensano di essere vittima della spinta repressiva di Trump sulle tematiche dell''immigrazione. Come dare loro torto, se si pensa che, dal momento in cui si è insediato, gli arresti di immigrati irregolari sono aumentati del 42 per cento?
''Si è presentato come un salvatore, dicendo che voleva ricostruire l'America. Ma in realtà, rappresenta una certa razza che vuole restituire la sua grandezza all'America, solo per loro e nessun altro. Questo è il pericolo della sua ideologia'', dice Amer Adi, che per la moglie era un ''bersaglio facile''.
"Quello che intendo per obiettivo facile - spiega Fidaa - è che è un uomo d'affari, non si nasconde, non è venuto saltando oltre un muro. Loro sapevano dov'era Per 29 anni, è andato a tutti gli appuntamenti. Era un esempio facile. Lasciarlo partire volontariamente, dire addio a tutti, non avrebbe servito la loro causa. Volevano farne un esempio e umiliarlo. "
Come imprenditore al dettaglio, Amer è diventato quello che il rappresentante del Congresso Tim Ryan descrive come un "pilastro della comunità". Una comunità che si è ampiamente mobilitata per prevenire la deportazione e che, quando lo hanno portato via, non ha nascosto la sua rabbia..
Ci sono tante persone nella stessa situazione.
"Direi che siamo migliaia e migliaia - dice Amer -. Eravamo membri a pieno titolo della nostra comunità, lavoravamo, pagavamo le tasse. Sono orgoglioso di aver assunto centinaia di persone nel corso della mia vita negli Stati Uniti, che hanno anche pagato le tasse. Ma improvvisamente, sono diventato un criminale. "
"La nostra famiglia è crollata a causa della decisione che hanno preso con mio marito. Ho lasciato quattro ragazze dietro e una compagnia (....).Il mio governo mi ha deluso ", ha detto Fidaa Musleh.
La coppia non si arrende e spera di tornare un giorno in quell'America che oggi Amer dice di conoscere di meno, ma che lo fa sempre sognare.
"Anche se questa Amministrazione prende questa o quella decisione, Youngstown è la mia città, gli Stati Uniti sono il mio Paese, io sono un cittadino americano. Non è solo un documento. Spero che Donald Trump e la sua amministrazione lo capiscano. L'America è tutta la mia vita, è parte di me. È la mia famiglia, sono affari miei, sono io. È crudele quello che fanno".