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Crisi economica e crisi della democrazia: molti venezuelani scappano dal Paese

Tantissimi sono finiti in Perù dove si sono adattati a mestieri precari, ma che consentono loro di mangiare e potersi curare.

Venezuelani protestano in Perù

globalist

8 Marzo 2018


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La situazione molto critica dell’economia venezuelana, a fronte di misure adottate dal regime di Maduro che non sembrano essere in grado di incidere più di tanto, sta aprendo la strada a quella che ha i profili di una emigrazione di massa.
Due le molle, la ricerca di una migliore condizioni economica (in Venezuela da tempo scarseggiano i generi di prima necessità) e la volontà di sfuggire ad una politica sempre meno propensa a lasciare spazi di democrazia agli oppositori.
Una riprova di questo si ha, in queste settimane, a Lima, la capitale del Perù, dove si sta allargando la comunità venezuelana che si definisce in esilio.
Sul Jiron de l’Union, uno dei principali viali del centro storico di Lima, i venezuelani sono immediatamentre riconoscibili. Se ne sono che vendono arepas, tradizionale frittelle di mais, che alcuni non esitano a chiamare un simbolo della loro identità nazionale, o succo di frutta, per due o tre soles (da 50 a 75 centesimi di euro). Nella capitale peruviana, alcuni indossano giacche con i colori del Venezuela, altri si accontentano di un cachucha, un cappello tricolore.
David, 25 anni, ex studente a Caracas, vive a Lima da diversi mesi e non si fa pregare per dire tutto il male che pensa di Maduro, che definisce un “apprendista dittatore” e “un cubano”.

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“In Venezuela, abbiamo inizialmente sofferto di carenza di cibo o carta igienica – dice . Poi abbiamo visto il nostro reddito scendere, a causa di una svalutazione che non si ha il coraggio di chiamare con il suo nome. Infine, l’iperinflazione e il valzer dei prezzi, due o tre volte alla settimana, che hanno distrutto il nostro potere d’acquisto. A casa tutti hanno perso circa dieci chili per la fame”. Malena, una bancaria quarantenne, spiega la sua partenza dal Venezuela con accenti ancora più drammatici. “Mia madre aveva bisogno di cure, aveva un’insufficienza renale – dice con le lacrime agli occhi -. L’ospedale, il più grande di Barquisimeto, non aveva né medicine né lenzuola. Molti di cooro che assistono le famiglie, compresi i medici, non erano più disponibili. La mamma non ha resistito. Ho quindi deciso di andarmene, per evitare che i miei figli subissero lo stesso destino”.

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