Quali sono le reali condizioni del calcio italiano? Non è facile dirlo oggi, perché il quadro di valutazione deve tenere conto di molti elementi: la pochezza tecnica del massimo campionato (dove la Juve domina da sei anni e va per il settimo); l’enorme divario tra le squadra della divisione maggiore (i distacchi, più che abissali, sono imbarazzanti) che fa sì che già da settimane tutti i giochi sembrano essere fatti; la poca forza in campo internazionale (dove alle squadre italiane viene chiesto il massimo rigore finanziario, mentre ad altre….beh, lasciamo perdere); l’incapacità di uscire dalla morsa degli interessi di agenti e intermediari, che fanno lievitare costi e contratti. E fermiamoci qui.
Un malato grave, sarebbe da definire, se non parlassimo di quello che originariamente era un gioco e che ora movimenta una massa enorme di denaro.
Quando sta accendendo in seno alla Federazione ed alla Lega è sotto gli occhi di tutti, così come è evidente che il sistema non può essere solo spremuto, ma necessita anche di correttivi per evitare le distorsioni di oggi. Il primo a doversene fare carico è il presidente del Coni, Giovanni Malagò, nella qualità di commissario della Lega, che, con i suoi soliti modi spicci (mai come oggi necessari per mettere un freno alla litigiosità dei presidenti e delle altre componenti del movimento), ha cominciato ad imporre dei correttivi al sistema. Ancora niente di stravolgente, ma piccoli colpi alla barra per fare andare la barchetta del calcio dritta e non zigzagando come fa oggi.
La prima di queste correzione è stata quella imposta ai tempi del mercato, sino ad oggi lunghissimi e che contribuivano ad accentuare l’esasperazione delle trattative.
Uno il punto fermo che Malagò ha messo, quello che il termine ultimo del mercato, estivo e invernale, deve essere prima dell’inizio e della ripresa del campionato. Quindi, basta cambi di casacca a campionato cominciato per evitare casi estremi di calciatori che, nella stessa stagione, giocano per e contro una squadra se vengono ceduti nel corso del torneo.
Solo una questione di opportunità, quindi, o anche la volontà di comprimere i tempi di un rito pagano che si protrae per troppe settimane?
Nessuno lo dirà mai, ma la compressione della durata del mercato alleggerisce la tensione di società, dirigenti e claciatori e sottrae agli ormai onnipotenti agenti una delle loro armi più efficaci.
Basterà? Forse no, ma è comunque un segnale preciso, anche se quello decisivo deve venire dal vertici mondiali del calcio, i soli che possono frenare il lievitare irragionevole ed irresponsabile delle commissioni. Un altro punto interessante potrebbe essere quello di mettere un tetto al numero dei giocatori sotto contratto di una singola società, per evitare che, come accade anche in Italia, ce ne siano centinaia che hanno legato i loro destini ad un solo soggetto.
