Kamel Daoud contro la visita di Erdogan: un sultano con la mani sporche di sangue

L'intellettuale algerino accusa il presidente turco per le sue politiche che stanno uccidendo la democrazia e per il sostegno ai partiti islamisti, sognando di rinverdire i fasti dell'impero ottomano

Kamel Daoud

Kamel Daoud

globalist 28 febbraio 2018

La visita del presidente turco Tayyp Erdogan in Algeria, accolto con tutti gli onori, ha aperto un fronte molto vasto di critiche, anche per quanto Ankara sta facendo in Siria contro i curdi. Per molti analisti ed osservatori riformisti, la visita di Erdogan segna un evidente tentativo di ingerenza negli affari interni dell'Algeria, un Paese in crisi economica che guarda ad Erdogan come ad un ricco partner commerciale.
Ma la maggior parte degli intellettuali algerini si sono schierati contro Erdogan e le sue politiche d'espansione, in termine di influenza politica, ma anche territoriale, come sta accadendo nel nord della Siria. Uno di coloro che ha avuto la forza ed il coraggio di esporsi è Kamel Daoud, una delle voce più importanti della cultura non solo algerina, da sempre molto critico sulle distorsioni di un certo Islam.
Questo il testo della 'lettera aperta, di Daoud ha indirizzato ad Erdogan


 


''Nel nome di coloro che ha ucciso, imprigionato, torturato, Erdogan, non lei è il benvenuto! No, Erdogan, non è il benvenuto in Algeria. Siamo un Paese che ha già pagato il suo tributo di sangue e lacrime a coloro che volevano imporre il loro califfato, coloro che hanno messo le loro idee davanti ai nostri corpi, che hanno preso in ostaggio i nostri figli, ucciso spiriti, élite e opportunità per il futuro. E di questa 'famiglia in declino' nel nome di Dio o di una religione, lei fa parte, la finanzia, la sostiene, sogna di essere il suo leader internazionale. L'islamismo di cui lei fa il suo pane quotidiano è stata la nostra sfortuna e non lo dimentichiamo e lei ce lo ricorda ogni giorno. Non offre solo la sua ombra e la sua ala a coloro che vogliono il nostro Paese in ginocchio davanti alla sua "Porta sublime'' (si trova nel palazzo di Topkapi, vecchia residenza del sultano ottomano, ndt), ma lei incarna anche lo spirito opposto della nostra nazione: odia la libertà, lo spirito libero, le piacciono le sfilate , gli affari per la religione, sogna un califfato sulle nostre spalle e un ritorno nelle nostre terre. Ciò avviene senza intoppi oggi, sostenendo i nostri partiti islamici, offrendo doni attraverso le vostre aziende, infiltrando il tessuto associativo, controllando le moschee. Vecchi metodi dei suoi 'fratelli musulmani che ci mostrano il Cielo di Dio con una mano, mentre scavano le nostre tombe con l'altra. No, signor Erdogan, lei non è un uomo di aiuto, di lotta per la libertà, di principi, né del 'diritto dei popoli all'autodeterminazione', quando vedi a che tipo di fuoco sottomette i curdi, gli avversari della sua dittatura.
Piange con le vittime in Medio Oriente e firma contratti con il suo carnefice. Le non ha a cuore la nostra dignità, ma il suo califfato. Ricordiamo le sue repressioni, i suoi elenchi di turchi da cacciare, le sue prigioni sinistre che si riempiono ogni giorno, la sua giustizia nel chiuso dei suoi palazzi, la sua insolenza ed il suo vanto.
Non sogna l'umanità di condividere, ma di celebrare il remake degli Ottomani e dei loro signori assetati di sangue. L'Islam per lei è un trampolino di lancio, Dio una insegna, la modernità un nemico, la Palestina una vetrina e gli islamisti locali delle cortigiane. La Storia si terrà lontano dalle sue astuzie per mantenere il potere, i suoi colpi di Stato clandestini, le sue cacce all'uomo e alle differenze, le sue torture e le sue morti sulla coscienza in tutte le regioni della Turchia.
La Storia ricorderà i suoi bombardimenti, le sue guerre punitive e la sua incapacità di contemplare il dialogo o la dignità, tranne che per la sua persona e il suo romanticismo personale. Il voto per El Qods (Gerusalemme, ndt) di cui fa commercio? Ci lasci ridere con i palestinesi: la Palestina è il suo fondo da carovaniere. Come per molti. (.....). In Algeria, abbiamo sofferto e soffriamo ancora per coloro che hanno fatto finta di essere Dio e hanno deciso di offrire e togliere la vita come volevano. Si rallegrano per la sua visita, ma non noi. Lei è l'idolo degli islamisti e dei populisti algerini, incapaci di pensare al potere senza il matrimonio con un califfo.
Siamo un Paese di libertà sognata, anche sfidata, un Paese di dignità. Questa non è la sua ambizione, né la sua virtù.
Della Turchia ha fatto una prigione e un bazar per i suoi cari, un principato. Speriamo che questa bella nazione possa sopravvivere, che sopravvivano i suoi prigionieri, torturati, uccisi e i bambini bombardati. Lei è un'illusione, lo sa e lo sappiamo. Gioca sulla storia delle nostre umiliazioni, dei nostri affetti, delle nostre convinzioni, per presentarsi come salvatore e, in verità, è il becchino. Prima del suo Paese e poi dei suoi vicini. La Turchia è un miracolo che non le deve nulla, ma lo deve a donne e uomini liberi che hanno contribuito alla sua rinascita ed al suo prestigio. Compreso Ahmet Altan che ha appena condannato all'ergastolo.
Perché come ogni islamista, le piace rubare le vittorie degli altri, aspettare che le rivoluzioni crescano per montare in sella e chiamarsi califfo in nome di Dio o della Storia. Il suo populismo perderà questo bellissimo Paese e i suoi sermoni non potranno fare dimenticare i suoi crimini. I nostri islamisti e i nostri populisti che trovano in lei oggi il loro patrono dopo averlo trovato tra i wahabiti, non sono noi, non sono il nostro popolo. Sono solo il suo harem ideologico.
La storia ricorderà i morti e i prigionieri in Turchia, il califfato di questo bellissimo Paese, le sue purghe ed appropriazioni, i suoi aerei e i tribunali della sua giustizia. Cose indegne della nostra memoria in Algeria. Dovevamo dirle di non tornare come un conquistatore ottomano, un Barbarossa liberatore (il riferimento è a Khayr al-Dīn Barberousse, corsaro e ammiraglio ottomano, Bey di Algeri e di Tlemcen e comandante della flotta ottomana, ndt). La storia dei pirati in posa come salvatori la conosciamo. Troppo bene. Sogniamo una nazione forte, libera, potente,felice delle sue radici e dei suoi raccolti. Che accetti le differenze, la fede e la rivolta, la religione come scelta, la speranza come dovere, la pluralità come legge, la felicità come obiettivo. Abbiamo bisogno di amici e alleati con mani che non siano macchiate di sangue. La sua astuzia non l'accettiamo a casa nostra. Ed i suoi agenti qui non hanno domani.
Non è nella terra conquistata. Come i suoi antenati che ci hanno colonizzato, non metta radici qui. Solo un'illusione di conquista. Come tutti i coloni.