Le bombe turche continuano a uccidere civili a Afrin, ma la resistenza curda non si piega

Se per Ankara le sue truppe sono entrate nell'enclave, gli assediati replicano dicendo di averle fermate. I continui bombardamenti mettono a dura prova i civili

I bambini di Afrin
I bambini di Afrin
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27 Febbraio 2018 - 09.38


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Afrin resiste ed è questa l’unica certezza di una situazione in cui, oltre al rombo dei cannoni, a fare rumore è il sovrapporsi di dichiarazioni, comunicati, proclami in cui tutto è in perenne discussione. Quel che appare inequivocabile è che l’enclave, oggetto da settimane di un feroce attacco da parte dei soldati turchi, sta resistendo, ai di là anche di ogni senso, vista l’enorme disparità di forze ed armamenti dei due schieramneti.
Per raccontare il clima che si coglie nell’enclave basta riferire di come, oggi, a battaglia ancora in corso, si ricordano gli annunci di imminente vittoria da parte dei turchi che, con il passare dei giorni, allungavano i termini del ”trionfo” imminente, da poche ore, a pochi giorni, a una settimane all’odierno ”non si sa”.
Come confusa appare la situazione sul terreno. All’annuncio di Ankara che forze speciali della polizia e della gendarmeria – specializzate nei combattimenti in aree urbane – erano entrate nella regione di Afrin (per “proteggere i villaggi liberati dal controllo dei terroristi delle Unità di protezione del popolo (Ypg) e di condurre operazioni in teatro urbano”) , gli assediati dicono di avere fermato i nemici.
“Il dispiegamento delle forze speciali è parte dei preparativi per una nuova, ravvicinata, battaglia”, dichiara il portavoce del governo turco Bekir Bodzag al canale televisivo NTV. “Afrin è solo l’inizio”, aveva avvertito il presidente turco nei giorni scorsi. E lui è un uomo di parola. Dopo Afrin sarà la volta di Manbij e Idlib, perché l’obiettivo strategico della Turchia è quello di creare un protettorato ottomano nel nord della Siria, spacciandolo per una “zona cuscinetto” anti-terrorismo
Il morale degli abitanti di Afrin è messo a dura prova per i continui cannoneggiamenti che, contrariamente al loro obiettivo (fiaccare la resistenza degli assediati), sembrano avere rafforzato lo spirito e la voglia di resistere, sino all’ultimo.
Purtroppo il numero delle vittime tra i civili resta sempre altissimo, perché i turchi stanno martellando obiettivi precisi e sensibili. Come la diga di Medanki, l’impianto di purificazione di Metina e la stazione di pompaggio di Cindirese, lasciando senz’acqua migliaia di famiglie. E ancora più drammatica è la situazione dell’assistenza medica agli assediati: mancano i medicinali e forniture mediche, effetto dell’assedio.

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