Tayyp Erdogan arriva in Algeria: tra polemiche, sospetti e disincanto

I media riformisti mettono in guardia l'establishment algerino su cosa il presidente turco vorrà in cambio degli aiuti che è pronto a promettere

Erdogan accolto ad Algeri

Erdogan accolto ad Algeri

Diego Minuti 26 febbraio 2018

In altri momenti la visita del presidente turco Erdogan Algeria sarebbe entrata nel novero delle attività diplomatiche di routine. Saluti, abbracci, foto di gruppo, strette di mano e promesse. Ma non quella che comincia oggi perché, al di là degli applausi di prammatica verso il presidente ''amico'', qualcuno in Algeria si sta chiedendo se è giusto accordare tutta questa enfasi alla visita di chi, in altri luoghi, ha scatenato il suo esercito non contro gli odiati sionisti, ma contro curdi che, fino a prova contraria, non sono da considerare geneticamente nemici di altri che non Ankara.

Sì, certo, dice qualcuno, ma Erdogan viene con le mani piene di promesse e regali e in un periodo in cui l'Algeria si dibatte in una crisi che è sistemica, più che di contingenza, tutto quel che arriva è bene accetto. Ma a che prezzo? Perché tutto può essere Erdogan meno che un municifco e, soprattutto, disinteressato benefattore. Tutto quel che sta facendo, grazie ad una diplomazia incessante e pressante, è creare intorno a sè un reticolo di amicizie che gli consenta di andare avanti per attuare il suo progetto, al quale la stessa Turchia sembra ormai andare stretta.
Il ''Timeo Danaos et dona ferentes'', di laocoontica memoria, sembra calzare perfettamente alla visita del Sultano di Ankara, che negli ambienti riformisti algerini sta raccogliendo più musi lunghi del solito. Di Erdogan non piacciono l'attivismo, l'intransigenza, le mire espansionistiche, la spregiudicatezza.
Nell'edizione odierna del quotidiano Le soir d'Algerie, sempre molto attento agli scenari di politica interna ed internazionale, la rubrica dei commenti ospita un pezzetto di Hakim Laâlam, il cui titolo è tutto un programma perché, se apparentemente plaude all'arrivo dell'amico Tayyp, dall'altro usa una definizione che la dice lunga sul giudizio sull'uomo politico, ''La Erdo-Band è pronta'', parlando dell'inaspettato arrivo, il 26 febbraio, di Babbo Natale.
''Ma no, non mi diverto! È solo - scrive Laâlam - che trovo questa eccitazione un po' fuori luogo. E poi, c'è il tempismo scelto per questo viaggio. Nel momento in cui l'esercito turco uccide i curdi, noi stendiamo il tappeto rosso verso il comandante generale di questo esercito invasore. Ebbene si! Invasione della Siria! Bombardamento della Siria!''. Ma, si chiede ancora Laâlam, c'è qualcuno che si preoccupa dei curdi in questo momento? Come a dire, l'Algeria in questo momento sembra avere altre priorità che non preoccuparsi di una minoranza verso cui Erdogan ha dichiarato una guerra totale, quasi di annientamento.
Ma non sempre le ragioni del cuore e del sentimento possono trovare albergo in quelle della diplomazia e della politica più in generale.
Non sappiamo, al momento, cosa Erdogan dirà ai vertici algerini, che peraltro soffrono l'impalpabile presidenza di Bouteflika. Cosa conterrà il cesto che il presidente rurco porterà in dono e soprattutto cosa vorrà in cambio?
L'aria che si respira ad Algeri in queste ore è descritto bene da Karim Bouali, editorialista del sito Algerie patriotique: ''La visita di Recep Tayyip Erdogan in Algeria è eminentemente geopolitica. L'ambito economico e culturale che i media al soldo della Turchia volevano dare a questa mossa è solo un'esca per nascondere il disordine del regime islamista ad Ankara da quando gli Stati Uniti hanno deciso di creare uno Stato curdo nel nord della Siria''. Secondo Bouali ''intrappolato dagli alleati della Nato guidati da Washington, il potere turco si trova in una situazione estremamente delicata. Dopo aver contribuito alla distruzione della vicina Siria, il regime dittatoriale turco non è riuscito a rovesciare il presidente siriano, che ha avuto l'intelligenza di fare affidamento sul suo potente alleato russo per contrastare una grande operazione di destabilizzazione''. Ecco, quindi, la stoccata a Erdogan (ma anche con tutta evidenza a chi oggi lo ha accolto con fanfare e abbracci):  ''I poteri predatori che si erano schierati contro la Siria si aspettavano di poter prendere il controllo della ricchezza di questo paese imponendo un regime islamista asservito al Qatar e alla Turchia, principali donatori di milizie armate che subiscono percosse e successivi fallimenti sul terreno''.