Continua la protesta contro il velo: la polizia usa la violenza per fermarla

Il video dell'arresto di una ragazza iraniana è divenuto virale e ha scatenato le proteste

Il momento in cui la ragazza che protesta viene fatta cadere

Il momento in cui la ragazza che protesta viene fatta cadere

globalist 25 febbraio 2018

Una ragazzza dai lunghi capelli biondi, legati sulla nuca e che scendono ben oltre le spalle, è la nuova eroina del movimento delle donne che in Iran si oppongono all'obbligo di indossare il velo nei luoghi pubblici.
Un video, che gira in rete, la mostra mentre, così come aveva fatto poche settimane fa un'altra donna per questo finita in carcere per la sua protesta, sale su una centralina dell'energia elettrica e resta lì, in piedi, con stretto nel pugno un velo bianco.
Nel video si vede la ragazza che, fiera, sventola il velo, avvicinata da un poliziotto che, con toni calmi, la invita a desistere, a scendere, insoma a smetterla.
E lei, in modo tranquillo, gli chiede: ''qual è l'accusa contro di me?'', e l'agente, di rimando, ''prima scendi e poi te lo spiego''.
E la ragazza imperterrita: ''dillo ora, davani a tutti''. Il video mostra il polizotto che cerca ancora di convincere la ragazza scendere, mentre tutto intorno cresce il numero di chi assiste alla scena. E qualcuno applaude verso la ragazza. La tensione comincia a farsi palpabile e l'agente sale su un albero che è accanto alla centralina e scalcia la ragazza, facedola finire addosso ai presenti prima di arrestarla, tra le proteste di molti.

La ragazza si chiama Mariam Shariatmadari e la scena, filmata da telefoni cellulari e ampiamente pubblicata sui social network, si è svolta giovedì 22 febbraio nel centro di Teheran. Trasferita nella prigione di Evin, nel nord della capitale iraniana, Mariam Shariatmadari, che nella caduta s'è fatta male ad un ginoccio, è ora in attesa di processo.
Laureata all'università Amirkabir di Teheran, Mariam è solo l'ultima iraniana che si oppone pubblicamente alla legge che costringe le donne nella Repubblica islamica dell'Iran a indossare il velo. Il 27 dicembre 2017, Vida Movahed, 31 anni, è stata la pioniera di questo movimento. Si era arrampicata su una centralina elettrica, nel centro di Teheran, e si era spogliata del suo velo. Da allora, una trentina di altre donne hanno sfidato il potere imitandola, nella capitale ed in altre province.
Ma da giovedì, la violenta reazione della polizia ha causato un'ondata di critiche sui social network. Secondo Nasrin Sotoudeh, famosa avvocato per i diritti umani e che rappresenta alcune delle ragazze denunciate, il poliziotto che ha colpito Mariam "ha commesso un atto illegale. Non solo nessuno ha il diritto di farlo a una donna, ma in più ha abusato del suo potere. Le donne nel nostro Paese vogliono decidere quali vestiti indossare''.
Uno delle sue clienti, Narges Hosseini, arrestata il 29 gennaio, è accusata di "apparire in pubblico senza l'hijab", "di aver fatto un atto haram" (illegale, secondo la sharia, in vigore nella Repubblica islamica dell'Iran) e di "incoraggiare la corruzione".
La contestazione di questa ultima accusa - che può costare sino a dieci anni di reclusione - testimonia la volontà delle autorità di porre fine a questa forma di protesta, alzando il prezzo da pagare. Fino ad ora, le donne che non rispettavano l'uso dell'hijab in pubblico rischiavano una multa fino a 50.000 tam (9 euro) o una pena detentiva, tra dieci giorni e due mesi.
Narges Hosseini, è stata rilasciata dalla prigione di Gharchak, situata alla periferia della città di Karaj, a 40 chilometri da Teheran, dopo il pagamento di una cauzione pari a diecimila euro.
Giovedì, poche ore prima che Mariam Shariatmadari iniziasse la sua azione, sulla centralina usata da Vida Movaed, la pioniera della protesta, era stato montato un ''cappello'' di metallo per impedire