Rick Gates confessa e Manafort è la prossima preda del procuratore Mueller

L'ex numero due della campagna presidenziale di Trump ammette il reato di cospirazione e di avere mentito all'Fbi, in cambio di uno sconto di pena.

Rick Gates

Rick Gates

globalist 24 febbraio 2018

Rick Gates, ex numero 2 della campagna presidenziale di Donald Trump, ha ammesso di essersi reso responsabile del reato di cospirazione e di avere mentito all'Fbi quando è stato chiamato a rispondere sulle presunte ingerenze russe nelle elezioni del 2016.
Una ammissione di responsabilità che mira, essenziamente, ad ottenere uno sconto di pena. A meno che Gates - che ha riconosciuto le sue colpe ''per amore verso i figli'' - non abbia promesso, come appare scontato, di dire ben altro, quindi coinvolgendo altre persone, in cambio della totale o parziale immunità (che potrebbe concretizzarsi in una condanna che non preveda la detenzione).
Quindi le indagini sul Russiagate, guidate dal procuratore speciale Robert Mueller, vanno avanti, nonostante le continue bordate cui l'inchiesta (e chi la conduce) è oggetto da parte di un Donald Trump sempre più inferocito.
La decisione di Gates potrebbe essere un punto di svolta delle indagini mirate ad individuare eventuali legami tra il presidente Donald Trump e Mosca e tutto lascia pensare che l'ex braccio destro di Paul Manafort a breve farà un altro verso una vera collaborazione. Ovvero dirà tutto quello di cui è a conoscenza, da protagonista o semplice testimone. Non certo per amore di verità, ma solo perché s'è fatto due conti sugli anni cui potrebbe essere condannato nel momento in cui dovesse arrivare in aula carico di accuse puntualmente riscontrate.
Scorrendo le pagine dell'inchiesta, anche quelle scritte nelle ultime ore, si scopre che sono 32 le accuse formulate nei suoi confronti, con alcune (come frode e riciclaggio) che potrebbero costargli pesantissime condanne detentive e sanzioni (fino a 18 milioni di dollari di multa).
E' abbastanza scontato che, come spesso accade negli Stati Uniti, gli inquirenti colpiscano prima il pesce piccolo (anche se è riduttivo definire così Gates) per azzannare quello più grosso, che ha un nome ed un cognome, Paul Manafort, stratega della campagna elettroale di Trump.
Gates, se le indiscrezioni troveranno conferma in aula, ha fatto una chiara chiamata di correo nei confronti di Manafort, dicendo che tutti e due sono stati al centro di una cospirazione finanziaria ai danni dello Stato.
Manafort, in una dichiarazione, si è detto sorpreso dalle ammissioni di Gates, ripetendo, come fa ormai da ottobre, da quando scattò la sua incriminazione, di essere totalmente innocente. Ma mentre ancora le agenzie riportavano le sue dichiarazioni, Robert Mueller gli ha mosso nuove accuse, cioè avere pagato segretamente ex politici europei per fare lobby a favore dell’Ucraina, facendoli figurare come analisti.