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Trump il protezionista: dazi su lavatrici e pannelli solari di Cina e Corea

L'amministrazione ha introdotto pesanti aumenti nelle tariffe per le importazioni dai due Paesi asiatici e questo potrebbe essere il primo passo di una nuova filosofia protezionistica

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globalist

23 Gennaio 2018 - 09.38


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Donald Trump ha approvato ieri l’introduzione di dazi sulle lavatrici e sui pannelli solari, una misura che sembra essere stata ritagliata sui profili commerciali dei colossi coreani LG e Samsung, che in America accusano di avere spostato il luogo di produzione per evitare di incorrere in tariffe doganali più alte.
Sulla base anche delle analisi della International Trade Commission, un comitato composto da democratici e repubblican iha deciso di tassare fino al 20% i primi 1,2 milioni di lavatrici importate, quindi al 50 % tutti le importazioni eccedenti.

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Jeff Fetting, ceo della Whirlpool (la società americana che più delle altre aveva chiesto delle misure per proteggere l’industria statunitense), ha definito la decisione  “una vittoria per lavoratori e consumatori americani”, assicurando che la sua azienda ora potrà creare dei posti di lavoro nel Midwest e negli Appalachi.
Per i pannelli solari, la tassazione, che si rivolge ai produttori cinesi, è del 30% il primo anno e deve diminuire di cinque punti nei prossimi tre anni. A spingere il govenro ad adottare la misura erano state una società americana fallita, Suniva, e la filiale statunitense del gruppo tedesco SolarWorld, che si erano lamentate di un aumento di sei volte delle importazioni cinesi in cinque anni, portando a un crollo dei prezzi e quindi alla messa fuori del mercato della loro produzione.
Robert Lighthizer, rappresentante commerciale degli Stati Uniti, alle proteste dei produttori asiatici ha risposto in modo netto: “L’azione del Presidente dimostra chiaramente che l’amministrazione Trump difenderà sempre i lavoratori, gli agricoltori, gli allevatori e le imprese statunitensi”, dicendo che comunque intende avviare negoziati per risolvere il conflitto.
In entrambi i casi, l’amministrazione Trump ha invocato una clausola di salvaguardia generale per le industrie nel caso in cui possano dimostrare di essere gravemente danneggiate a causa di impennate delle importazioni. Questa disposizione contenuta in una legge del 1974 non era stata utilizzata dal 2002 da George W. Bush (per difendere l’acciaio americano), poiché l’Organizzazione mondiale del commercio ritenne la misura inappropriata.
L’amministrazione, nell’ambito della sua politica commerciale, sta considerando di adottare misure per proteggere le aziende americane dalle importazioni di acciaio e alluminio cinesi per motivi di sicurezza nazionale.

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