Erdogan pronto ad attaccare i curdo-siriani che hanno sconfitto l'Isis

La Turchia ha ammassato le truppe per invadere l'enclave di Afrin controllata dalle Unità di protezione popolare

Una combattente curdo-siriana del Ypj
Una combattente curdo-siriana del Ypj
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18 Gennaio 2018 - 11.18


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Loro sono quelli che mentre lo Stato Islamico assaltava Kobane, che è a poche centinaia di metri dal confine, stavano con le mani in mano a guardare i jihadisti che uccidevano e, in alcuni casi, li avevano anche aiutati.

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Poi i curdo-siriani hanno liberato Kobane e si sono organizzati militarmente fino a governare la regione del Rojava e a portare l’offensiva contro l’Isis fino a Raqqa, conclusa con la capitolazione del Califfato.

In tutto questo periodo sono stati sistematicamente bombardati dai turchi che considerano i curdo-siriani terroristi e quinte colonne del Pkk.

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E adesso il Sultano non si vuole fermare. Così è stato portato al “massimo livello” l’allerta delle forze turche al confine con la Siria in vista del probabile avvio di un’operazione militare ad Afrin, regione settentrionale controllata dalle forze curde. Lo ha riferito l’agenzia di stampa Anadolu, precisando che l’esercito di Ankara continua ad ammassare mezzi e carri armati nella provincia di Hatay.
La notizia dell’innalzamento dell’allerta dell’esercito turco arriva all’indomani della riunione ad Ankara del Consiglio di sicurezza nazionale, presieduto dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, incentrato sull’operazione nell’enclave curda di Afrin e sulla proroga dello stato d’emergenza in vigore in Turchia dal fallito golpe del luglio 2016.
Sabato scorso le forze turche hanno colpito diversi obiettivi dei curdi siriani ad Afrin. Poi Ankara ha contestato con forza le notizie sull’addestramento da parte della coalizione a guida Usa di milizie siriane alleate, in gran parte curde, con l’obiettivo di formare una nuova forza da dispiegare ai confini settentrionali della Siria. Ankara considera “terroristi” i miliziani curdi delle Ypg appoggiati dagli Usa.
La Turchia “distruggerà, uno dopo l’altro, i covi del terrore in Siria, iniziando dalle regioni di Afrin e Manbij”, ha minacciato nei giorni scorsi Erdogan, secondo il quale “chi ci ha pugnalato alle spalle e sembrava essere nostro alleato non potrà impedirlo”.

La Turchia: le rassicurazioni Usa non soddisfano

 Le rassicurazioni del segretario di Stato americano Rex Tillerson non convincono la Turchia. Nonostante le precisazioni fornite nelle scorse ore sul progetto Usa di creare una guardia di frontiera a guida curda ai confini siriani con Turchia e Iraq, rispetto a cui Tillerson ha parlato di una “situazione equivocata”, Ankara continua a chiedere garanzie. “Gli Stati Uniti devono porre fine alla confusione e modificare il loro approccio in favore della pace e del miglioramento delle relazioni con la Turchia”, ha detto stamani il premier Binali Yildirim.
Sulla stessa linea il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu, che ribadisce il rischio di “danni irreversibili” nei rapporti bilaterali e chiede a Washington di fare passi concreti verso la fine della loro cooperazione con “gruppi terroristi”, come Ankara considera i curdi siriani del Pyd.

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