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Ancora mano pesante di Ankara verso i media: condannati giornalisti filo-curdi

Lavoravano per il quotidiano d'opposizione filo-curda Özgür Gündem. Non hanno goduto di alcun beneficio. Per la corte, non si sono pentiti a sufficienza

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La testata di Özgür Gündem

globalist

18 Gennaio 2018


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Cinque giornalisti del quotidiano d’opposizione filo-curda Özgür Gündem sono stati condannati da un tribunale di Istanbul. Ragip Duran, Ayse Düzkan, Mehmet Ali Çelebi ed Hüseyin Bektaş sono stati condannati ad un anno e mezzo di reclusione; l’editore del quotidiano, Hüseyin Akyol, è stato condannato a tre anni e nove mesi di prigione.
Per i condannati alcun beneficio di legge perché, ha detto la corte, “non hanno mostrato abbastanza rimorsi”. Assenti in aula nel momento della letteura della setenza, gli imputati erano rappresentati dai loro avvocati, che deto che è loro intenzione impugnare le condanne.
I cinque giornalisti sono stati condannati per “propaganda terroristica” a favore del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), che è stato in guerra con lo stato turco per oltre 30 anni. Secondo le autorità turche, Özgür Gündem è uno dei portavoce della ribellione armata curda, percepita come “terrorista” dalla Turchia, dall’Unione europea e dagli Stati Uniti.
Sin dalla sua fondazione nel 1992, Özgür Gündem è stato vietato più volte e, nel 1994, la redazione fu distrutta da un attentato esplosivo. Il quotidiano è stato chiuso con decreto nel mese di ottobre 2016.
Non meno di 122 giornalisti sono attualmente dietro le sbarre in Turchia, Paese descritto da Reporters Without Borders (Rsf) come “una delle più grandi prigioni del mondo” per i professionisti dei media. Rischiano pene pesanti, alcuni anche l’ergastolo.
La condanna dei cinque giornalisti arriva tra le polemiche tra la Corte costituzionale e il governo sulla liberazione di due giornalisti, Mehmet Altan, 65 anni, e Sahin Alpay, 73 anni. Imprigionati subito dopo il fallito colpo di Stato con l’accusa di collusione con il movimento del predicatore Fethullah Gülen, che Ankara accusa di essere la mente del golpe, i due uomini hanno presentato un ricorso individuale alla Corte Costituzionale.
L’11 gennaio, con undici voti favorevoli e sei contrari, i giudici della Corte costituzionale hanno ordinato il loro rilascio sulla parola, denunciando “la violazione della libertà di espressione e della stampa e la violazione del diritto alla sicurezza e alla libertà”. I sostenitori della libertà di stampa pensavano che la decisione avrebbe creato un precedente e che molti giornalisti ingiustamente detenuti sarebbero stati rilasciati.
Ma cinque ore dopo la decisione della Corte, due tribunali di Istanbul hanno rifiutato di tenerne conto e hanno deciso, al contrario, di tenere i due giornalisti in detenzione.
La Corte costituzionale ha “superato i limiti dei suoi poteri legislativi e costituzionali”, ha commentato il portavoce del governo, Bekir Bozdag, sul suo account Twitter, denunciando una “cattiva decisione”.

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