Liberate la giovane Ahed, difende solo la sua terra e il suo popolo

Ahed Tamini, 16 anni, rischia fino a 12 anni di carcere con l'accusa di aggressione e istigazione alla rivolta. A mani nude aveva schiaffeggiato militari israeliani con elmetto e giubbotto antiproiettile

Ahed Tamini

Ahed Tamini

globalist 15 gennaio 2018

Il suo arresto ha provocato un'ondata di indignazione internazionale. Perché si tratta pur sempre di una ragazzina che rischia di pagare duramente la sua voglia di essere libera e la sua rabbia contro l'occupazione militare.

Così Amnesty International, al pari di numerose altre associazioni, ha chiesto il rilascio dell'attivista palestinese di 16 anni Ahed Tamimi, che è comparsa di fronte al tribunale militare di Ofer e che rischia fino a 10 anni di carcere, dovendo rispondere di 12 capi di accusa.
«Nulla che Ahed Tamimi ha fatto può giustificare il proseguimento della detenzione di una ragazza di 16 anni. Le autorità israeliane devono rilasciarla immediatamente. Le immagini della ragazza disarmata che aggredisce due soldati armati e dotati di equipaggiamento protettivo mostrano che quell'azione non costituiva alcuna minaccia concreta e che la sua punizione è palesemente sproporzionata», ha dichiarato Magdalena Mughabi, vicedirettrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l'Africa del Nord.
«L'arresto di Ahed Tamimi e il procedimento militare nei suoi confronti mettono in evidenza il trattamento discriminatorio, da parte delle autorità israeliane, dei minorenni palestinesi che osano sfidare la repressione, spesso brutale, delle forze occupanti», ha aggiunto Mughrabi.

La storia della ragazza

Dal 19 dicembre Ahed Tamimi si trova in carcere per aver cercato di allontanare con un gesto di rabbia un soldato israeliano dal cortile di casa propria. Poche ore prima gli stessi soldati avevano ferito gravemente suo cugino Mohammed Tamimi con un proiettile in testa, mentre partecipava ad una manifestazione popolare non violenta. Per questo gesto Ahed - come detto - rischia fino a dodici anni di reclusione con l’accusa di aggressione e istigazione alla rivolta.
Ahed ha detto: “Non voglio essere percepita come una vittima, e non voglio dare alle loro azioni il potere di definire chi sono e cosa sarò. Ho scelto di decidere per me stessa come voi mi vedrete. Noi non vogliamo che supportiate la nostra causa in ragione di qualche lacrima fotogenica, ma perché noi abbiamo scelto la lotta e la nostra lotta è giusta. Questo è l’unico modo in cui riusciremo a smettere di piangere un giorno”.