Il crepuscolo del Chapo: un anno di carcere duro a New York fa crollare il re dei narcos

23 ore al giorno da solo nella stessa piccola cella, che percorre instancabilmente con il solo contatto con l'esterno di una finestrella, che gli fa capire se è giorno o notte

Joaquin Guzman 'el Chapo' estradato negli Usa
Joaquin Guzman 'el Chapo' estradato negli Usa
Preroll AMP

globalist Modifica articolo

8 Gennaio 2018 - 13.19


ATF AMP

A vederlo sembra essere sul punto di crollare e poco in lui ricorda il ”Chapo”, l’uomo dal Messico che ha accumulato una immensa ricchezza spostando, come se fosse pedine di una scacchiera, tonnellate di cocaina da una parte altra di mari e confini e non fermandosi davanti alle condanne di morte inflitte, senza appello, a chi osava tagliargli la strada.
Ma ora, nella prigione di New York federale (quindi di massima sicurezza), da dove si trova da quasi un anno, Joaquìn Guzman è un detenuto come tutti, un semplice numero, e deve sottostare alle rigide regole del carcere duro riservato ai reclusi più pericolosi: 23 ore al giorno, in una cella singola, dove la luce non viene mai spenta, con i servizi igienici e la doccia che sono controllati sempre da telecamere. L’unico contatto con il mondo esterno è una finestrella, il solo mezzo con cui può capire se è giorno o notte, per regolare la sua giornata.
Indossa un’uniforme arancione, come gli altri, e passa le sue giornate camminando lungo il piccolo perimetro della cella, poi si ferma, si sdraia sul letto, si rialza e riprende a camminare. Tutti i giorni, tutti eguali. A raccontare la vita di quello che, sino a due anni fa, quando fu nuovamente catturato, era il re della droga, è il suo avvocato Eduardo Balarezo, che parla di lui come di un uomo molto provato, ”con gli occhi persi, molto dimagrito”, ha detto il legale in una intervista televisiva.
Balarezo sa benissimo che il peso delle accuse nei confronti del Chapo lo porteranno dritto verso una condanna con ”fine pena: mai” in calce alla sentenza.
Ma l’avvocato, oltre al castello delle accuse, deve confrontarsi con un detenuto particolare, che non parla l’inglese e che non ha consuetudine con il computer, a fronte di un fascicolo processuale che ha già trecentomila pagine, di cui discutere e che ruba tutto il tempo delle quattro ore di colloqui settimanali concessi.
“El Chapo, 63 anni, è malato, non è disabile, ma sta perdendo la memoria e sta diventando paranoico. Ripete molte volte le stesse cose e dimentica tutto subito. A volte parliamo di qualcosa e dopo 15 minuti se ne è dimenticato. Ciò influenza il modo in cui lavoriamo perché abbiamo un cliente che non può dire se è successo qualcosa, com’era o quando è successo “.
“Si può dire – spiega Balarezo – che è una persona intelligente, non ha un’istruzione formale, ma è intelligente, anche se non so se è brillante. Ha buon umore e qualche volta ridiamo. “
Finora Joaquin Guzman Loera si è dichiarato non colpevole dell’accusa di dirigere il cartello di Sinaloa, un’organizzazione responsabile di introdurre tonnellate di cocaina negli Stati Uniti, e di avere ordinato omicidi e rapimenti.
Il suo arresto e la successiva estradizione negli Stati Uniti non è stato un deterrente per la violenza in Messico, che vive la sua peggior momento della presidenza di Enrique Peña Nieto.
La difesa del Chapo ha chiesto di posticipare il processo da aprile a settembre a causa dell’impossibilità di rivedere il materiale in tempo. “Non si tratta solo delle condizioni alle quali è sottoposto, ma quelle in cui cui dobbiamo lavorare”, afferma Balarezo. “Siamo due persone in una stanza di un metro e mezzo di lato, non c’è dove poggiare i documenti, scrivere o mettere il computer. È ridicolo. Devo mettere il tablet nelle gambe in modo da potere scrivere qualcosa”. Cerchiamo di parlare in modo che non ascolti tutta la polizia “, ha detto Balarezo, specializzato nella Rico, la legge americana contro le associazioni per delinquere e le organizzazioni criminali.
Tra l’altro, Balarezo non può chiedere o portare messaggi a terzi. “Normalmente, il mio cliente mi indica le persone a cui posso rivolgermi per prove o testimonianze, ma in questo caso sono vietate”. La rigidità dei termini, aggiunge, a volte rasenta il surreale. “Nel mese di dicembre le due figlie di El Chapo Guzmán, di sei anni, andarono a vedere il loro padre. Nel mezzo della conversazione lui disse: “Salutate mia madre per me”. In quel momento la conversazione fu interrotta e le guardie gli ricordarono che era vietato trasmettere messaggi a chiunque all’esterno, sempre secondo la versione dell’avvocato.
Il governo americano sostiene che le severe condizioni di detenzione sono appropriate per qualcuno che è scappato due volte da carceri di massima sicurezza in Messico, tra cui una volta attraverso un un tunnel lungo centinaia di metri, scavato partendo dalla doccia della sua cella.
Balarezo, di origine ecuadoriana, si trova di fronte a un processo impossibile da vincere e non sa nemmeno se sarà pagato perché le autorità potrebbero bloccare il suo compenso sostenendo che deriva dal traffico di droga. Quando gli si chiede se ha qualche conflitto etico a difendere un uomo accusato di avere causato la morte di migliaia di persone, Balarezo è chiaro: “No, assolutamente no. Chiunque ha diritti e deve proteggersi. Ho visto abbastanza abusi da parte dell’accusa che mi permettono di sapere che il governo a volte gioca sporco e non è giusto che una persona venga sdanneggiata in questo modo”.

Top Right AMP
FloorAD AMP
Exit mobile version