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George Weah è il presidente della Liberia: un dribbling contro la miseria

L'ex calciatore del Milan ha conquistato la presidenza sconfiggendo nettamente il rivale, espressione della maggioranza. E' in politica dal 2002 ed ha un progetto rivoluzionario per la sua terra

I manifesti per la campagna a sostegno di George Weah
I manifesti per la campagna a sostegno di George Weah

globalist

28 Dicembre 2017 - 18.26


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L’ex calciatore del Milan, George Weah, 51 anni e leader del’opposizione in Liberia ha conquistato la presidenza sconfiggendo nettamente il rivale, espressione della maggioranza, il vicepresidente uscente Joseph Boakai, candidato del partito di governo, Unity Party. Lo riferisce la Commissione elettorale della Liberia (NEC) sulla base di dati provvisori ma inequivocabili del ballottaggio del 26 dicembre cui parteciparono oltre due milioni di elettori.
In politica sin dal 2002, anno in cui appese le scarpette al chiodo, «King George» si era già candidato alle elezioni presidenziali del 2005 – le prime in Liberia dopo la sanguinosa guerra civile – ma perse al ballottaggio contro l’economista Ellen Johnson Sirleaf, la «Lady di Ferro», Premio Nobel per la pace rimasta in carica per due mandati. Dodici anni dopo, il ballottaggio stavolta sorride a Weah che – reduce dal 38,4% di voti ottenuti al primo turno – conquista 12 contee su 15 e batte quindi nettamente il rivale, l’ex vicepresidente Joseph Boakai.
Scrive il sito Pianetamilan.it: “Il suo progetto è rivoluzionario. Vuole portare la gente fuori dalla povertà, dall’analfabetismo, dalla miseria, e ridare ordine e tranquillità a chi da anni vive nell’angoscia e nella violenza. Ha ricevuto ampio consenso perché, come sottolinea anche la Gazzetta dello Sport rappresenta la possibilità di riscatto, ben vista da quel 60% della popolazione che ha meno di trent’anni. Il “Re Leone” infatti non appartiene alla classe politica contaminata dalla corruzione. Dopo 70 anni di guerre civili, per la prima volta ci sono state elezioni senza che queste venissero precedute da colpi di stato o interventi dell’Esercito”.
E sulla Stampa ricordano: “La vita di Weah potrebbe essere divisa in un racconto epico composto in tre atti. L’inizio: nella contea di Grand Kru, una delle più povere del Paese nel centro della Liberia. I genitori non erano in grado di prendersi cura di lui e lo lasciarono ai nonni che vivevano a Clara Town, uno dei peggiori slum di Monrovia, la capitale della Liberia. Al contrario dei suoi coetanei sfoga la sua rabbia sui campetti da calcio e ad emergere ci mette poco. Dalla modesta lega liberiana passa in Camerun fino a Milano via Francia. Qui si apre il secondo capitolo della sua vita fatto di successi e milioni in tutta Europa. Il ritiro nel 2002, gli anni in America, la sua grande passione dopo l’Italia, dove investe le sue fortune in immobili, ma soprattutto in istruzione, laureandosi in Gestione d’impresa alla DeVry University in Florida. Poi il ritorno in patria e l’inizio del grande sogno ormai prossimo ad essere coronato: la presidenza”. Ex rappresentante dell’Unicef ha dribblato ogni avversità per riportare a casa i bimbi soldato.
Un grandissimo. Non solo nei prati.

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